«Ama la vita: è un castello di vetro»

L’improvvisa morte di Chester Bennington, leader dei Linkin Park

Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, è stato trovato morto lo scorso 20 Luglio. Secondo le prime indiscrezioni, il cantante si sarebbe suicidato dopo una lunga battaglia contro la depressione, tesi successiva-mente confermata dal portavoce del coroner. Il cantante si è tolto la vita volontariamente, impiccandosi. Chester aveva più volte parlato del-la lotta per la sua salute mentale, sostenuta contro la dipendenza, e così facendo ha cercato di diffondere un messaggio coraggioso, sincero e positivo ai fan, anche poco prima della sua morte: «Per tutta la vita, mi sono sentito un po’ fuori. Mi sono ritrovato a combattere contro modelli di comportamento o pensiero, specialmente quando mi sono sentito intrappolato nei miei pensieri. E’ allora che mi sono detto che quelli sono quartieri pericolosi, in cui non dovrei camminare da solo, nessuno dovrebbe. La maggior parte dei miei problemi riguardano me stesso, ma ho imparato a conoscermi e separar-mi da quelle parti pericolose».
Chester Bennington era il leader dei Linkin Park, la band che meglio rappresenta il genere definito “nu metal”, che coniuga il rock pesante con l’hip hop. I Linkin Park avevano ottenuto grande successo mondiale con il disco Hybrid Theory, seguito da Meteora. Poi hanno pubblicato altri quattro cd che li hanno consacrati definitivamente, fino all’ultimo album One more light pubblicato nel 2017. Grazie a oltre 60 mi-lioni di copie vendute in giro per il mondo, e alle folle oceaniche presenti ai loro concerti (l’ultimo in Italia agli I-Days di Monza a Giugno 2007, e precedentemente Rock in Roma nel 2005), i Linkin Park sono considerati uno dei migliori gruppi degli ultimi 20 anni. Chester e-ra senza dubbio un fenomeno nel campo musi-cale, capace di alternare una voce dura e graffiante tipica del genere metal, a una più dolce e malinconica vicina al pop, capace di far cantare milioni di persone in giro per il mondo. Per quanto riguarda la sua vita privata, aveva 41 anni e sei figli avuti da due mogli diverse. L’uomo fu segnato sin dall’infanzia: vittima di violenze sessuali tra i 7 e i 13 anni e spettatore della separazione dei genitori, decide di “rifugiarsi” in droga e alcol. Aveva sofferto a lungo di depressione e non ha mai negato di aver pensato di togliersi la vita. Ultimamente era stato segnato notevolmente dal suicidio del suo carissimo amico Chris Cornell, frontman dei Soundgarden, al quale Bennington aveva di recente scritto una lettera. Come per molti altri artisti la musica ha rappresentato per lui una valvola di sfogo davvero importante, capace di salvargli la vita e dargli la forza di andare avanti. Negli ultimi dischi aveva in qualche modo dato qualche segno di “instabilità”, come risulta evidente nell’ultimo brano “Heavy” pubblicato pochi mesi fa, in cui non fa mistero della sua depressione e del suo malessere. Nonostante ciò, molte foto pubblicate recentemente sui social testimoniavano progetti imminenti per lui e la sua band, per questo la notizia del suo suicidio appare ancora più surreale e lascia sconvolti milioni di fans, gli altri componenti della band e le persone a lui care.
Quando entrai in contatto con la sua musica ero praticamente un bambino e passavo pomeriggi interi ad ascoltare ammaliato il suo cd.
Infanzia, adolescenza, ancora oggi non è cambiato pratica-mente nulla. La sua voce mi ha accompagnato ovunque, attraverso il piccolo stereo rudimentale della mia camera, o il mio primo PC, passando infine per l’autoradio durante ogni giro negli ultimi anni.
Maledetto il giorno in cui qualche anno fa decisi improvvisamente di non comprare il biglietto per andare al suo concerto! “Tanto c’è tempo per rivederli in Italia”, dicevo… Grazie Chester, grazie di cuore da uno che ascolta musica 25 ore al giorno. Continuerò a crescere con i Linkin Park, come sempre.
«The shadow of the day will embrace the world in grey, and the sun will set for you» (L’ombra del giorno abbraccerà il mondo in grigio, e il sole tramonterà per te).

A cura di Italo Marsico

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