La quarta dimensione del fuoriclasse

A pochi mesi dal ritiro dai campi di gioco, la riscoperta di Francesco Totti, personaggio multiforme.

Il 28 maggio 2017, dopo venticinque stagioni con la maglia della Roma, quasi tutte da capitano, Francesco Totti ha chiuso una delle carriere calcistiche più longeve ed emozionanti di sempre, che ha generato fiumi di antologia e retorica sul personaggio. Per aggirare il rischio di ingrossare inutilmente questa folta produzione narrativa, quindi, cercheremo di raccontarlo attraverso un breve studio quadridimensionale della figura che ha rappresentato una vera e propria icona pop-sportiva del nostro tempo.

L’ uomo.
Francesco Totti nasce il 27 settembre del 1976, nel quartiere di Porta Metronia in Roma, figlio di mamma Fiorella (che ebbe particolare cura dei primi calci del figlio) e di papà Enzo. Le origini umili del campione non saranno mai scalfite dai successi e dai riflettori puntati, anzi renderanno meglio onore alla storia del personag-gio. Totti è infatti un eroe popolare: studente svogliato, benzi-naio mancato per sua stessa ammissione, romano verace come ama definirsi.
Il carattere, i vizi e le virtù dell’uomo Totti non tarderanno a emergere dopo l’esordio nel grande calcio: il senso di amore e di simbiosi per la propria città e la squadra per cui tifa; la generosità silenziosa culminata anche nella partecipazione a una serie di attività benefiche; l’impulsività nella difesa della propria corazza e della propria maglia che lo renderà protagonista di reazioni poco edificanti. Francesco è il ragazzino biondo e sbarazzino che gioca a calcio per la strada e che, nonostante i soldi, la fama, le pressioni, con la palla tra i piedi, continuerà a convincersi di es-sere ancora sull’asfalto di Porta Metronia o di tirare contro i muri di Trigoria. Per il proprio piacere e quello di mamma Fiorella. Per il piacere di tutti i romani.
Resterà nella sua Roma per sempre. Da molti considerato un limite. Per molti e per lui, il più grande vanto. Totti è un uomo normale con un talento straordinario: il calcio.
L’ atleta.
A un certo punto della sua carriera, però, nel pieno della maturità tecnica raggiunta sotto la guida severa di Fabio Capello, dopo la scuola dei maestri Mazzone e Zeman, Totti diventa una macchina infallibile: un atleta completo, raffinato. L’età che avanza non lo indebolisce ma fisicamente lo potenzia. Dopo anni passati a disegnare traiettorie ai limiti dei dogmi della fisica, per lo più in mezzo al campo e sulla trequarti di gioco, si avvicina inesorabilmente all’area di rigore con numeri da capogiro. Non solo i gol a raffica che segnerà soprattutto nell’era di Spalletti, Totti sarà presente in campo pratica-mente in ogni occasione utile, salvo saltare il periodo dell’infortunio alla caviglia che precede il mondiale del 2006,
Il 28 maggio 2017, dopo venticinque stagioni con la maglia della Roma, quasi tutte da capitano, Francesco Totti ha chiuso una delle carriere calcistiche più longeve ed emozionanti di sempre, che ha generato fiumi di antologia e retorica sul personaggio. Per aggirare il rischio di ingrossare inutilmente questa folta produzione narrativa, quindi, cercheremo di raccontarlo attraverso un breve studio quadridimensionale della figura che ha rappresentato una vera e propria icona pop-sportiva del nostro tempo.
A pochi mesi dal ritiro dai campi di gioco, la riscoperta di Francesco Totti, personaggio multiforme e le ultime due stagioni a trentanove e quarant’anni (!), nelle quali metterà insieme poche apparizioni.
Alla fine, con la Roma totalizzerà 786 presenze e 307 gol tota-li: 619 partite in serie A e 250 reti, capocannoniere nel 2006-2007, secondo miglior marcatore nella storia del nostro cam-pionato; 59 presenze in Coppa Italia (con due vittorie della competizione) e 18 gol; 5 finali di Supercoppa (2 vinte) e 1 gol; 57 partite in Champions League con 17 gol e rispettiva-mente 46 e 21 in Europa League (Coppa Uefa); 59 apparizioni in Nazionale con 9 gol e 1 mondiale vinto nel 2006. Vincerà ovviamente alcuni premi individuali: la Scarpa d’Oro nel 2007; il Golden Foot nel 2010; il premio del Presidente Uefa nel 2017; 11 Oscar del calcio. In 44 derby giocati con i rivali eterni della Lazio, ha segnato 11 gol, un altro record. Totti era un uomo normale che, diventato automa, ha smesso di rispondere alla biologia.
I l vip.
La dimensione spettacolare della figura di Totti, sembrerebbe quasi contraddirne il lato umano profondamente umile. Non è proprio così.
Il numero dieci ha preso parte a numerosi e diversi appuntamenti televisivi, dalle fiction a Sanremo, passando per i programmi della moglie Ilary Blasi. E proprio le celebrazioni del loro matrimonio, trasmesse in diretta tv, hanno senz’altro rappresentato l’evento più eccentrico del Totti showman. Apparizioni anche al cinema e alla presentazione del decennale de “Il Gladiatore” al fianco di Russel Crowe. Persino il grave infortunio che lo colpì alla vigilia del mondiale di Germania, e le tappe del suo recupero, divennero un documentario a puntate. Eppure, fin dalla sua prima e timida intervista in un rete privata romana, Totti anche davanti alla telecamera pare non aver mai perso la semplicità e la naturalezza del linguaggio e dei gesti, caratteristiche che probabilmente ne hanno accentuato la presenza scenica.
Ma il capitano giallorosso è stato un vero vip in ogni tentativo di rappresentazione propria e altrui, anche extracalcistica. Di lui hanno fatto moda le esultanze, le maglie celebrative, i gesti tecnici; ogni cosa potesse esaltarne la figura nazionalpopolare, particolarmente amata anche all’estero, applaudita dai campioni del calcio e di altri sport, negli stadi più intriganti, da personaggi famosi e dai pubblici più eterogenei. L’approdo sui social network, in occasione dei suoi quarant’anni, rende ancora meglio l’idea della sua portata mediatica: a una settimana dal lancio del suo canale Facebook, infatti, il numero dieci aveva già raccolto più seguaci del canale della Lazio.

A cura di Cristian Mauro

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