Quale progresso?

Se all’inarrestabile evoluzione digitale corrisponde uno stucchevole regresso sociale.

Nell’ultimo decennio l’incalzante progresso tecno-logico ha influenzato e persino reinventato le regole della società, introducendo concetti come comunità virtuale e social network. Dall’altra parte, i mezzi di comunicazione di massa per antonomasia, TV in primis, hanno contribuito (come da sempre) a forgiare le menti delle persone che vi hanno accesso, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, senza distinzioni di età. É da vedere, tuttavia, se il progresso tecnologico abbia dato un apporto positivo al progresso della società.
I rapporti sociali nell’era della tecnologia sono diventati sempre più frenetici (e virtuali): ci si incontra sui social, si parla con sconosciuti, ci si confronta, si acquisiscono informazioni in modo veloce e spesso superficiale. Quel che accade spesso, è che l’utente medio non verifichi la veridicità delle notizie che gli capita di leggere. Il dilagante fenomeno delle fake news genera allarmismi, stravaganti correnti di pensiero, rabbia e confusione nel gregge virtuale.
Allo stesso modo, il trash televisivo da una parte propina falsi miti, proponendo modelli spacciati per ideali, che si propongono come esempio da replicare di stile e comportamento, pur essendo poveri se non privi di contenuti. Dall’altra parte, l’approfondimento giornalistico viene stressato fino all’inverosimile: predilige la cronaca nera e quella rosa, e rende il tutto un patetico teatri-no nel quale sedicenti esperti e opinionisti (termine alquanto comico) si accaniscono sui protagonisti del delitto del momento o sulla vita privata del VIP più in voga.
Il lessico televisivo si arricchisce di nuovi termini, una persona corteggiata diviene tronista (purtroppo secondo il correttore automatico di Microsoft in lingua italiana è un errore di digitazione, sob!); l’appuntamento romantico diventa esterna (sperando che non piova!).
Sarebbe poco veritiero, oltre che assurdo, ridurre il progresso tecnologico ad un’accozzaglia di informazioni pilotate e modelli fallaci, poiché l’uso corretto e consapevole di mezzi potenti come il web può corrispondere a un progresso inteso come evoluzione positiva della società. Al buon senso la sentenza.

A cura di Giovanni Branca

 

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