Una palestra sul mare

Le disgrazie di Ostia che improvvisamente interessano tutti.

Mare di Roma, municipio enorme della capitale, spesso set cinematografico, spiaggia di incontri artistici, tomba di Pasolini, ormai da settimane Ostia è oggetto della cronaca nazionale. Sarà, in parte, per le elezioni del presidente del X municipio, che hanno visto la vittoria di Giuliana Di Pillo del M5S, al turno di ballottaggio, sulla candidata Picca del centrodestra. Sarà per il rumoroso risultato al primo turno dei neofascisti di Casapound (7 %) – seppur favo-rito da un astensionismo abnorme – di cui si è acclarata la vicinanza a uno dei clan della criminalità organizzata della zona, la famiglia Spada. E se si parla tanto di Ostia, infatti, sarà soprattutto per Roberto Spada, proprietario di una palestra nel quartiere povero di Nuova Ostia, fratello del più famoso Romoletto (ritenuto uno dei boss locali), salito alle cronache per la testata a Daniele Piervincenzi, giornalista di Nemo (programma di Rai 2), “reo” di avergli chiesto conto dei suoi rapporti con Luca Marsella, il candidato a presidente del municipio per Casapound.
In questi eventi, sta forse una prima parte (per quanto grande) della ragione per cui il litorale romano sia finito sulla bocca di tutti. Ma Ostia è da tanti anni, purtroppo, teatro di microcriminalità, spesso elevatasi a “metodo mafioso”, oggetto di spartizioni nei grandi appalti, luogo di abbandono sociale in cui alle carenze dello Stato si sono sostituiti piccoli clan, palestre gratuite, case popolari subaffittate, pacchi alimentari di collettivi fascisti, mentre si andava a chiedere il pizzo ai commercianti e l’intimidazione diveniva stile di vita. Chi ha avuto modo di vedere o leggere Suburra, film e serie Netflix nati dall’omonimo romanzo di De Cataldo e Bonini (di cui parlammo nel IX numero), dovrebbe già avere un’idea in testa. Perché la cronaca si sia accorta solo ora di Ostia non è difficile da spiegare: una testata davanti a una telecamera rende necessaria la tribuna politica, quindi l’attenzione quasi paranoica. Da allora, infatti, non è sfuggito niente: l’attentato alla sede cittadina del Pd, due gambizzazioni, l’avvertimento alla porta di casa di Roberto Spada. In mezzo, i cortei di giornalisti e sindacati, quelli di partiti, associazioni e liberi cittadini. Finanche la visita di una delegazione della commissione antimafia, guidata dalla presidente Bindi che ha parlato apertamente di mafiosità diffusa, nel tentativo presumibile e provocatorio di richiamare la sentenza sul processo “Mafia capitale”, laddove il metodo mafioso, paradossalmente, non è stato riconosciuto.
Intanto, tutta la politica si è affrettata a dire che lo stato c’è: il ministro Minniti, nel giorno dell’arresto di Roberto Spada, ha dichiarato trionfante che in Italia non esistono zone franche. Sarà, ma l’abbandono inesorabile di Ostia è solo ora evidente a tutti, mentre per anni troppi hanno finto di non vedere.
Il rischio, adesso, è che del mare di Roma si faccia la nuova Casal di Principe, la terra maledetta che, sprofondata nella sua stessa sabbia, debba al più restare oggetto di una serie televisiva alla moda, la Itaca di qualche cronista con la scorta, patria di poveri cristi. Fatta Suburra, abbiamo il nuovo zimbello d’Italia. Magari, stavolta, no?

A cura di Cristian Mauro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...