Joint Comprehensive Plan of Action, tutti d’accordo?

Le conseguenze della disputa Usa-Iran e delle iniziative di Trump sulla sicurezza mondiale.

Il piano d’azione congiunto, un accordo provvisorio firmato nel 2013 tra l’Iran, i cinque Membri Permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Germania e l’Unione Europea, ha aperto la strada ad una definitiva intesa conclusasi con successo il 14 luglio del 2015 a Vienna e successivamente approvata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza con la risoluzione n. 2231/15 che prevede l’obbligo per l’Iran di adottare misure riduttive rispetto all’utilizzo delle riserve di uranio arricchito e il taglio di due terzi delle centrifughe per l’arricchimento.
Recentemente, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald. J. Trump, ha manifestato chiaramente l’intenzione di recedere dall’accordo in virtù del fatto che l’Iran avrebbe violato lo spirito dell’accordo presumendo che dia sostegno al terrorismo e allo spargimento di sangue in Medio Oriente. A supporto della sua tesi ha aggiunto che, il JCPoA, non è un vero trattato internazionale (poiché non ratificato dai firmatari), bensì documento contenente una serie di impegni politici da cui poter recedere liberamente in qualsiasi momento.
Le affermazioni del Presidente Trump, però, sono prive di fondamento per due semplici motivi. Secondo un primo a-spetto, in virtù dei report stilati dall’International Atomic Energy Agency, incaricata per il controllo sugli adempimenti iraniani all’accordo, non sembra esserci stata ad oggi alcuna sorta di violazione, né forme di sostegno al terrorismo islamico. Secondo un secondo a-spetto, prettamente di diritto internazionale, il fondamento giuridico della questione in esame risiede nello Statuto delle Nazioni Unite e, in particolare, nell’articolo 25, il quale vincola gli Stati destinatari ad accettare e di eseguire le decisioni (risoluzioni, ndr) del Consiglio di Sicurezza.
Qui sta il nodo della questione. Un re-cesso statunitense dall’accordo potrebbe comportare una serie di reazioni che comprometterebbero gli equilibri inter-nazionali in cui l’Italia, per l’adesione dell’UE, si trova pienamente inserita. Se ciò si verificasse realmente, l’Iran potrebbe invitare il Consiglio di Sicurezza ad adottare un provvedimento che obblighi gli Stati Uniti all’adempimento del trattato. Tuttavia, questi ultimi, sono membro permanente del Consiglio e, come tali, risultano pienamente titolari del diritto di veto che, ovviamente, eserciterebbero per bloccare ogni iniziativa che potrebbe, in qualche modo, ostacolarli o sanzionarli.
A ciò seguirebbe l’inevitabile: l’estinzione del trattato per violazione di una disposizione essenziale per la realizzazione dell’oggetto del trattato (art. 60, par. 3, let. b della Convenzione di Vienna sul diritto dei Trattati) e, dunque, la cessazione degli effetti giuridici del JCPoA.
Se, da un lato, la Corea del Nord effettua test nucleari provocando il malcontento dell’ONU e degli USA, dall’altro si prospetta una paradossale legittimazione per l’Iran ad effettuare gli stessi test nord coreani. Non ci resta che rincorrere nuovamente la pace e sperare che, le grandi potenze mondiali, possano salvaguardarla quale bene inalienabile per l’umanità.

A cura di Christian Brutto

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