Viaggiare e riscoprirsi

L’appassionato racconto di uno scambio interculturale tra ammirazione e sorprendente nostalgia d’Italia.

Viaggiare è sempre un’esperienza che ci cambia, ci fa crescere, ci insegna cose nuove. Senza dubbio l’esperienza vissuta a Houston mi ha dato la possibilità di scoprire nuovi orizzonti e mi ha permesso di imparare molto degli altri, ma soprattutto di me stessa. L’esperienza dello scambio è stata davvero particolare ed interessante, utile soprattutto a calarsi completamente nella vita degli abitanti del luogo, comprendendone abitudini e tradizioni e ad apprendere rapidamente la lingua. Mi ritengo davvero fortunata ad avere avuto la possibilità di vivere questa esperienza e condividerla con persone meravigliose che mi hanno accompagnato in questo viaggio. Sono uscita entusiasta ed arricchita dalla visita alla NASA e a George Ranch, come dal Museo delle Scienze e dal Museo Fine Arts. Sicuramente, però, ogni giorno, sempre di più, mi sono ritrovata irrimediabilmente a riflettere sulle grandi differenze tra “loro” e “noi”. In effetti, viviamo nel paese con il più grande numero di opere d’arte e reperti storici al mondo, eppure non siamo capaci di valorizzarli e investire sul nostro patrimonio artistico nel modo in cui riescono in America, dove anche la cosa apparentemente più scontata viene incredibilmente enfatizzata. Mi ha colpito tantissimo questa loro capacità di spettacolarizzare ogni cosa in maniera esemplare, tanto da renderla unica e speciale. Mi sono spesso domandata cosa si potrebbe creare in Italia, se si avesse lo stesso spirito di iniziativa e la stessa fantasia, la stessa voglia di emergere, la consapevolezza di avere tesori unici e paesaggi naturali mozzafiato. Sono rimasta a bocca aperta, poi, scoprendo che ogni mattina a scuola si recita il giuramento, sia davanti alla bandiera degli Stati Uniti, che a quella del Texas, e ho pensato a quanto sarebbe bello se anche in Italia si insegnasse un po’ di più ad amare la propria patria. Ogni giorno passato a Houston mi ha aperto sempre più gli occhi davanti ad un aspetto di me che non conoscevo: l’amore per la mia terra. Mi ritrovavo irrimediabilmente a paragonare ogni cosa che vedessi, sentissi, provassi, con ciò che avveniva in Italia: sorprendentemente ho scoperto che l’Italia mi manca-va, mi mancava davvero. Ho trovato fantastiche le strade a sei corsie, che si intrecciano e si confondono e si aprono al panorama futuristico dei grattacieli. Mi sono stupita davanti alla modernità degli edifici, alla grandezza delle chiese, che sembravano teatri multisala. Mi so-no piaciute tantissimo le casette americane, con il giardino avanti e dietro e il garage chiuso dalla saracinesca bianca. Mi sono piaciuti anche tutti quei negozi e i centri commerciali enormi, così come ho amato gli inconfondibili armadietti americani a scuola e il campo sportivo, dove si allenavano gli alunni appartenenti alla squadra del liceo. Mi è piaciuto tantissimo ascoltare i racconti delle loro tradizioni e delle particolarità del luogo. Eppure non potevo non pensare alle diverse tradizioni della nostra terra, alle particolarità di ogni territorio, alle specialità culinarie di ogni città e paesino, a quei cibi che hanno un sapore unico dato dalla genuinità degli ingredienti, a quei gusti così speciali che non hanno bisogno di salse e condimenti o spezie in eccesso. Ho ripensato alle pro-cessioni e alle feste di paese, delle quali dovremmo esaltare le caratteristiche e non derubricarle come eventi di una cultura cattolica bigotta. Ho ricordato i costumi tipici delle nostre regioni, le casette dei pescatori e le baite di montagna. Ho pensato a tutto questo, con un po’ di nostalgia, come se fosse un tesoro inestimabile dimenticato in soffitta. Era bellissimo osservare tutti quei grandi palazzi in fila, guardare il sole che si rifletteva sui muri a vetri. Eppure, dentro di me, sentivo che mancava qualcosa: mi mancava vedere le montagne dietro le strade. Mi mancavano gli edifici antichi e le chiese, che sono come dei musei, anche se spesso non ci facciamo caso, che non fanno da specchio al sole, ma brillano di storia, cultura, tradizioni. Mi mancava aprire la finestra di casa e trovare affacciata la vicina che mi domanda come sto. Mi mancava camminare a piedi per il centro, perché lì le enormi distanze non lo consentono, e i ragazzi non hanno un punto di ritrovo comune o un corso lungo cui camminare insieme. Mi sono mancate le piazze italiane, quelle dove si mischiano sguardi, voci, urla. Mi ha sorpreso la loro scuola e il loro metodo di studio, che è tanto diverso dal nostro, ma dal mio punto di vista certamente non migliore. Ho sentito la nostalgia di casa, dell’ospitalità italiana, sacra, come lo era per i nostri avi, e del calore umano che solo noi sappiamo trasmettere. Mi sono stupita davvero, perché per quanto fossi felice ed entusiasta del luogo bellissimo in cui mi trovavo e delle sue ricchezze, avevo sempre la sensazione che mancasse qualcosa. Questo viaggio mi ha meravigliato, stupito, affascinato, ma, allo stesso tempo, ha acceso in me un forte senso di disappunto e nostalgia. Vedere ne-gli occhi di quei ragazzi un così forte senso di appartenenza alla loro nazione, mi ha fatto pensare al fatto che, al contrario, in Italia non si per-de occasione per insegnare ai giovani l’odio, più che l’amore per la propria terra, come si punta il dito sui limiti del nostro paese; noi spesso non reagiamo, non esaltiamo i punti di forza, non sottolineiamo gli ambiti di miglioramento entro i quali dovremmo muoverci per risollevare le sorti della nostra patria. Mi è capitato spesso di pensare a quanto sia facile dare per scontate tante cose e a quanto sia ancora più facile mettere in evidenza sempre il peggio, dimenticando quanta bellezza si nasconda dietro ogni cosa. Si continua, dunque, ad esportare un’immagine dell’Italia fatta di stereotipi, di inefficienza, di pizza e mandolino, quando, nei fatti, molte cose sono cambiate. Lo scambio a Houston, bellissimo e sorprendente, mi ha regalato, oltre alla meravigliosa esperienza di vita, soprattutto la conoscenza di un altro legame che non avrei mai immaginato: quello con la mia casa. Solo andando così lontano dalla mia terra, ho scoperto quanto siano profonde le radici che mi legano ad essa. Sentire quei ragazzi orgogliosi del loro paese, mi ha reso, a mia volta, orgogliosa del mio, che, nonostante i tanti difetti e i troppi problemi, resta per me unico e inimitabile. Vedere quanto siano bravi ad enfatizzare le proprie ricchezze, mi ha fatto pensare a cosa potremmo creare qui, se solo ci impegnassimo un po’ di più, invece di tirarci sempre indietro, rifugiati nella frase “tanto non cambierà mai niente”. Con questa esperienza, dunque, ho conosciuto la bellezza di un paese nuovo, ma, soprattutto, ho scoperto come sia sbagliato dare tutto per scontato, senza accorgersi della vera bellezza che c’è e viene ignorata. Certo, è innegabile che lì ci sia più ordine, ma senza dubbio non per il maggior rispetto delle regole, quanto per la paura delle sanzioni, che, a differenza dell’Italia, vengono applicate davvero. Questo viaggio mi ha messo dentro una forte voglia di cambiamento, una grande speranza, ma anche una profonda ammirazione verso un’Italia forse un po’ troppo trascurata.

A cura di Alessandra Vicari

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