Prisoner 709: tappa romana

Il ritorno sul palco di Caparezza con la sua ultima opera. Dalla prigionia all’evasione.

Ore 21 o poco più, il Palalottomatica si accende di luci e colori – a dispetto della pioggia che per tutta la giornata del 29 novembre ha ingrigito Roma. Il pubblico forma un unico corpo, una macchina il cui carburante è il genio di Michele Salvemini, in arte Caparezza. Questa, la sesta data delle venti previste per il suo Prisoner 709 tour, titolo mutuato dal nuovo disco. Nuovo album, nuovo percorso raccontato in musica. Dopo l’arte, tema centrale di Museica, la psicologia. Uscire da noi stessi, riflettere sui propri tormenti, per conoscersi. Evadere dalle prigioni interiori. Ѐ ciò che si evince dalle sedici tracce presenti nell’album, zeppo come sempre di riferimenti non facili da cogliere. Il concerto del 29 non poteva che oltre- passare quindi qualsiasi aspettativa. In- tanto, tra le non poche novità, è da sottolineare la voce, assieme a quella di Diego Perrone, di due energiche coriste; assieme a loro e al resto della band, un vero e proprio corpo di ballo ad arricchi- re ogni pezzo e a regalare l’immagine di un palco “popolato” da professionisti. Scenografia curata nei minimi dettagli, diversa per ogni singolo pezzo. Impossibile annoiarsi. Le tracce dell’ultimo album in scaletta: Prosopagnosia – il buio – Caparezza canta all’interno di una bolla che prende forma nell’intro della canzone. I ballerini si muovono e “sparano” con un mitra a forma di chiave; Ti fa stare bene – la festa- palloni colorati lanciati in platea, esplosione di coriandoli e bambini danzanti; Una chiave – la via d’uscita – l’ala centrale del palco si illumina, è una chiave, mentre Caparezza conclude il pezzo elevandosi su una chiave volante; Confusianesimo – il caos del culto – centrifuga di religioni in una lavatrice divinità dotata di ali e orpelli; Larsen – l’acufene – il corpo di ballo è un insieme di orecchie giganti, l’artista canta del problema che lo disturba da tempo. Minimoog/Autoipnotica – il viaggio – la mente fluttua da un lettino d’ospedale munito di tergicristalli. Poi, a metà concerto, il cantante pugliese si mette a nudo: «Sono composto da tanti me, c’è il Caparezza curioso, quello timido, quello giocherellone e quello inquieto. Si, sono una persona sempre inquieta». La seconda parte dello spettacolo lascia spazio ai successi intramontabili, da Fuori dal tunnel ad Abiura di me, da Vengo dalla luna a Vieni a ballare in Puglia, passando per i pezzi più signifi- cativi di Museica come Mica Van Gogh, Avrai ragione tu, China town. Ore 23.30, dopo i ringraziamenti e il selfie di rito, il concerto si chiude sulle no- te di Sogno di potere. Caparezza dedica qualche minuto ai fan, i settori iniziano a svuotarsi, si esce dal Palalottomatica con un ricordo in più. Ha smesso anche di piovere.

A cura di Chiara Toteda

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