Quasi una fantasia

Intervista a Marco Gatto, Domenico Passarelli e Paolo Lauciello, ideatori e curatori del programma radiofonico di musica classica dell’Unical.

Era davvero una bestia, se la musica lo commuoveva tanto? Gli sembrava che gli si chiudesse una via, verso un nutrimento sconosciuto e sempre desiderato». Con in mente questo passo de Le Metamorfosi di Kafka, a proposito di grandi classici, ci apprestiamo a conoscere un docente e due studenti universitari accomunati dalla passione per la classicità in genere, e ancor di più per quella musicale, incuriositi soprattutto dalla scelta stilistica posta alla base della loro trasmissione radiofonica “Quasi una fantasia” di PonteRadio Unical.

  • Insomma, partiamo dalle domande facili: come nasce Qua- si una fantasia? E a cosa si deve la scelta della musica classica?

    Marco: «Questo programma nasce lo scorso anno, da una discussione casuale sulla radio. Da lì si è proposto di fare una trasmissione di musica classica. È chiaro che esiste l’idea abbastanza consolidata che la musica classica sia roba per matusalemme, per persone anacronistiche come me e Domenico (ride, ndr). Ho cercato di convincere gli altri che fosse importante rilanciare un discorso di questo tipo, avvalendoci della collaborazione di Carlo Serra, che insegna Estetica nella nostra università, occupandosi da sempre di filosofia della musica. Carlo è stato prezioso: la sua presenza ha illuminato gran parte delle puntate. Abbiamo dunque inventato questo format, raccogliendo qualche adesione, chiamando amici del Conservatorio che potessero aiutarci anche sugli aspetti un po’ più tecnici perché qui si tratta di fare la regia, di pensare la scaletta e pensare anche un modello confacente ai presupposti di una radio universitaria, proprio perché ci collochiamo in un palinsesto dove ci sono sia delle trasmissioni che rientrano nei canali dell’università, sia altre di svago. Abbiamo quindi cercato da subito di pensare a un programma che non fosse la convenzionale trasmissione sulla musica classica ma che fosse, se possibile, addirittura più vivace, coinvolgendo degli ospiti sempre diversi, dando informazioni relative all’attività musicale che svolgono nel territorio e cercando di far conoscere al meglio questo patrimonio, anche per cercare di scalfire dei pregiudizi nei confronti della musica classica. L’intento è stato da subito quello di far capire che quando parliamo di musica classica, parliamo di un sapere che, al pari della letteratura, della storia dell’arte, di tutte le discipline che noi studiamo, serve a formare l’individuo e che quindi la conoscenza di questo patrimonio musicale è importante così come è importante conoscere Manzoni, Caravaggio, ecc. La difficoltà consiste nel fatto che non tanto negli altri Paesi, quanto in Italia, c’è un problema di formazione musicale in quanto l’educazione musicale impartita alle scuole medie non basta, anche per le modalità nelle quali è strutturata; ora con la nascita dei licei musicali e di altri indirizzi alle scuole medie la situazione sta migliorando ma siamo ancora molto lontani, in quanto finanche gli intellettuali italiani già formati e addirittura rinomati, ammettono di avere un deficit relativo alla musica classica. È chiaro che sono dunque pochissimi gli intellettuali italiani di respiro che oltre a un’ottima conoscenza della letteratura, della storia dell’arte, del latino o del greco, abbiano una conoscenza musicale. C’è quasi un vuoto da questo punto di vista, quasi che si tratti di conoscere le tecniche di giardinaggio, viene attribuito a entrambe lo stesso peso ma la verità è che non si può non conoscere, ad esempio, Beethoven».

 

  • Chiarissimo. Avviarsi già al secondo anno del progetto, del resto, dimostra la bontà dell’intuizione. Ma più nel dettaglio, in cosa consiste il programma, come lo avete strutturato, e come cambia da un anno all’altro?

    Marco e Domenico: «L’anno scorso abbiamo realizzato 20 puntate, abbiamo avuto tanti ospiti e abbiamo creduto sin da subito nel rapporto e nel dialogo col conservatorio perché ovviamente è l’istituzione preposta all’insegnamento della musi- ca classica, musica colta, musica seria, in qualunque modo la si voglia definire. E quindi abbiamo coinvolto molti studenti e docenti del conservatorio, facendoli venire in radio e facendoci raccontare un po’ la loro esperienza e affrontando dei temi e dei musicisti a loro cari. Ad esempio abbiamo avuto Claudio Brizi, organista di fama mondiale che insegnava qui a Cosenza che ci ha parlato della sua attività; Roberto Russo, pianista, ex docente a Cosenza e ora impegnato a Rovigo. Spesso ci siamo avvalsi anche di collegamenti telefonici allo scopo di far capi- re, ancora una volta, che anche nella provincia di Cosenza e attorno all’università esiste un’attività musicale che non è solo e unicamente musicale, ma anche basata sulla riflessione sulla musica. Quest’anno siamo alla seconda stagione e abbiamo deciso, forti dell’esperienza dell’anno scorso, di rinnovare alcuni presupposti, cercando di creare una radio che entri nel Campus. Abbiamo per questo inventato la rubrica Unical Classics, una rubrica, se vogliamo, anche ludica, che si prefigge di dialogare con gli studenti per testare se hanno interessi a riguardo, eventualmente cosa ascoltano e come possiamo maggiormente diffondere questo patrimonio a noi caro. Il modus consiste proprio nell’andare in giro sul ponte e far ascoltare dei motivi famosissimi, vedere chi li riconosce, chiedere anche quali sono, secondo ciascuno, le caratteristiche della musica classica, tutto questo in una sorta di indagine quasi sociologica».

 

  • Spesso per apprezzare un testo classico, che sia musicale o letterario, si rende necessario cercare punti di contatto con il presente o per lo meno avere chiara la sua collocazione temporale. Vi siete posti questo problema? E come intendete attualizzare il programma?

    Marco e Domenico: «Assolutamente si. Oltre alla rubrica di cui abbiamo parlato infatti, abbiamo anche deciso di seguire dei percorsi tematici, nel senso che, mentre l’anno scorso facevamo degli incontri incentrati o su un autore specifico o su certe linee di tendenza, adesso cerchiamo di creare dei veri e propri percorsi legati anche all’attualità. Per tale ragione, ad esempio, la prima puntata si è basata sulla Spagna in virtù del- la questione della Catalogna, cercando di investigare e delineare il concetto di nazionalismo in musica. La seconda puntata l’abbiamo fatta invece quasi interamente su Dmitrij Šostakovič in occasione dell’anniversario della rivoluzione russa. Oltre ciò, cerchiamo di imbastire anche un discorso sugli eventi musicali presenti sul territorio, ragione per la quale abbiamo
    creato un’ulteriore rubrica relativa alla segnalazione di questi eventi, della quale si occupa Matteo Chiellino. Supportiamo inoltre una rubrica di informazione bibliografica e discografica all’interno della quale parliamo dell’effettiva esistenza di una saggistica musicale della quale presentiamo poi dei testi in radio. Ad esempio, parleremo, nelle prossime trasmissioni, della ristampa del libro di Max Weber, dal titolo “Sociologia della musica”. E poi creiamo, inoltre, un momento di approfondimento discografico che ci consente di parlare proprio delle novità a riguardo. Ci siamo infatti accorti di come molte persone pensano che la musica classica e i cd che escono, sia- no legati unicamente alle registrazioni del passato o che non esista per nulla un mercato discografico attuale di musica classica. Al contrario esso esiste e si riferisce sia al patrimonio del passato che viene ancora oggi interpretato, sia alla musica classica che continua, ancora oggi, a essere scritta. È l’aggettivo “classica”, purtroppo, che corrompe anche la cognizione che si ha della stessa, perché si pensa generalmente che il mondo classico sia un mondo morto, abbandonato, superato, quando, in realtà, la musica classica, se la vogliamo così impropriamente definire, è una musica d’arte, una musica forte che esiste ancora, che i compositori scrivono e compongono continuamente, anche in questo momento: è un mondo vivo, anzi, vivissimo, che, purtroppo, nel nostro Paese, non ha il giusto riconoscimento proprio perché non si è mai pensato di valorizzarlo».

 

  • Al di fuori delle frequenze radio, invece, come cercate di collegare la vostra trasmissione alla vita del campus? Esistono iniziative correlate?

    Marco: «Si. Questa programmazione radiofonica si lega spesso ad altre iniziative che abbiamo ovviamente in campo nel settore della filosofia della musica, per esempio. Esiste, infatti, un seminario, che è nato lo scorso anno praticamente in parallelo alla radio, che si chiama Percorsi e forme dell’ascolto, gestito da me, da Carlo Serra e da Silvia Vizzardelli e da Domenico e Matteo, che sono parte del comitato organizzativo. Lo scopo del seminario è quello di rilanciare la filosofia della musica all’Unical, per poter dare degli stimoli in questa direzione e portare all’attenzione degli studenti queste conoscenze che ovviamente un po’ irretiscono, volendo far capire, invece, che si ragiona di musica classica così come si ragiona di opere letterarie o di qualsiasi altra cosa dal punto di vista culturale, senza necessariamente conoscere gli strumenti tecnici. I seminari di conseguenza non sono destinati ai musicisti ma agli studenti, allo scopo di dimostrare loro che è importante avere un patrimonio di conoscenze relative alla musica. La radio serve dunque come cassa di risonanza a queste ulteriori attività. Ovviamente i seminari prevedono un ospite che viene da fuori e che è uno studioso di riconosciuta fama all’interno di un certo settore o argomento. Quest’anno il primo seminario è partito con Enrico De Luca, con il quale abbiamo parlato di Ruggero Leoncavallo e riprenderemo poi nel secondo semestre con altri dodici nuovi appuntamenti. Così la trasmissione diventerà un vero e proprio momento di approfondimento con gli ospiti che tengono il seminario.

  • L’ultima domanda, a questo punto, ci ricollega a uno dei motivi principali che ha scatenato la nostra curiosità. Al netto dei nuovi generi musicali nascenti, banalmente viene difficile associare i giovani alla musica classica. Ѐ una questione che vi preoccupa o vi stimola?

    Paolo: «Stiamo cercando di veicolare la trasmissione e i temi scelti anche ai ragazzi dell’Unical, proprio perché lo scopo precipuo della nostra trasmissione e della radio in generale è quello di coinvolgere soprattutto gli astanti e gli uditori che ci
    circondano e, nel nostro caso, si tratta ovviamente degli studenti, motivo per il quale siamo andati a fare delle interviste e dei sondaggi in giro per l’università stessa, e abbiamo in men- te di rifarlo anche in seguito così da coinvolgerli nonostante la musica classica sia percepita come un tema abbastanza difficile e delicato sia da veicolare, sia cui approcciarsi. Abbiamo in aggiunta aperto una pagina Instagram, oltre quella già esistente su Facebook, cercando di potenziare anche i social nella speranza che ci aiutino ad avere anche delle risposte e dei commenti in diretta così da poter imbastire, leggendoli, un vero dibattito, prendendoci anche un po’ in giro e meno sul serio, ironizzando, nello strenuo e costante tentativo di avvicinare sempre di più i giovani. Ennesima attrattiva è la possibilità di assistere alle puntate che sono aperte al pubblico, così da offrire l’opportunità, a chiunque voglia, di seguire e sentire la puntata in diretta, un’occasione, questa, affrancata dall’ulteriore filo-diffusione presente alle Pensiline dell’Università e che si spera possa raggiungere anche altri ambienti comuni come la mensa o la Conca d’oro».

 

A cura di Stefy Bertucci

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