Il fenomeno migratorio agli occhi di un’adolescente

Sentiamo spesso parlare di migranti, immigrati, emigrati: in ogni caso, sebbene ci siano delle differenze tra questi termini a seconda del punto di vista da cui si guardi il fenomeno migratorio, ci riferiamo a persone che sono costrette, per varie motivazioni, a lasciare il proprio Paese. Si tratta quindi di esseri umani e come tali devono godere di una serie di diritti. Tutti gli uomini infatti devono godere di alcuni diritti fondamentali, in tutte le situazioni della loro vita. E chi si trova nella condizione di dover emigrare dovrebbe essere maggiormente tutelato. Il diritto a migrare è stato riconosciuto ufficialmente, per la prima volta, nel 1948 con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo: nell’articolo 13 si sancisce che ogni uomo ha il diritto di spostarsi all’interno del proprio Stato, di lasciare il proprio Paese e di ritornarci. Nell’articolo 14 inoltre si sancisce che ogni persona ha il diritto di asilo in-ternazionale. Nel 1966, con il Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, si è sancito il diritto di ogni persona di lasciare qualsiasi paese e di spostarsi liberamente all’interno di uno stato. A parte questi e pochi altri, non esistono diritti riconosciuti ai migranti, per cui oc-corre, al momento, metterci un po’ di buona volontà e cercare di contribuire, affinché chi sta peggio di noi riesca a trovare una via d’uscita. A patto, ovviamente, che rispetti i doveri e le regole del Paese ospitante. Non dobbiamo prenderci in giro: l’Italia sta diventando un Paese vecchio, la natalità è bassa e se entra un po’ più di forza lavoro andrà solo a nostro vantaggio. Gli immigrati dunque, a mio avviso, hanno il diritto di essere accolti, aiutati a trovare un lavoro così da cercare di uscire dalla miseria in cui sono stati costretti fino a quel momento. E non solo: non dimentichiamo il diritto all’istruzione, si tratta di formare le future menti, le nuove generazioni che insieme a bambini italiani avranno in mano le sorti del nostro paese. L’aiuto consiste anche nel cercare di infondere in loro il valore dei nostri principi: sarebbe opportuno insegnare loro cosa dice la nostra Costituzione, il rispetto delle religioni altrui e che, se si decide di abitare in un determinato Stato, occorre impararne la lingua e accettarne le tradizioni. L’Italia è passata da essere una nazione di emigranti a un Paese in cui approdano sempre più immigrati, infatti negli ultimi tempi i flussi migratori verso il nostro paese sono sempre più intensi e pensare che, fino a qualche decennio fa, eravamo proprio noi ad andar via in cerca di fortuna, chi in America, chi in Francia, in Germania o in Svizzera. Di certo non sarà stato facile: discriminazioni, porte chiuse in faccia e all’inizio non sempre con il pane in tavola. Ma chi ha resistito è riuscito ad andare avanti, a trovare un buon lavoro e a integrarsi, con-tribuendo anche all’economia del paese ospitante. Eh già, perché l’immigrazione che, secondo alcuni, ci spaventa e non ci fa dormire per la paura di essere derubati dallo “straniero”, di subire aggressioni e violenze, in realtà ha molti aspetti positivi. Di certo, servono norme più severe e precise riguardo alla gestione dei flussi migratori, ma occorre anche sfruttare a nostro vantaggio questo fenomeno. Il primo passo che bisogna compiere è l’integrazione, partendo dall’accettazione di chi è diverso da noi, di chi proviene da un altro paese e ha cultura, tradizioni e religioni diverse dalle nostre. Accettare è il primo passo verso l’integrazione di queste perso-ne e forse l’ambiente più adatto per iniziare a farlo è la scuola, in cui ormai ci sono diversi allievi stranieri. Chiaramente, occorre che dall’altra parte ci sia un atteggiamento favorevole: sappiamo bene che alcuni immigrati hanno problemi con la giustizia. Non dobbiamo però fare di tutta l’erba un fascio, dunque, in questo caso, è opportuno fare una distinzione tra chi è utile allo sviluppo del nostro Paese e chi invece non rispetta le regole. La strada è lunga e i passaggi da effettuare sono tanti, dunque occorre avere pazienza e, mattone dopo mattone, valutare quali risultati positivi sono stati raggiunti. Forse ancora non siamo pronti, ma il cambiamento sta avvenendo gradualmente: bisogna solo accettare il fatto che la nostra società sta diven-tando multietnica e per questo motivo occorre garantire a tutti gli stessi diritti, rispettando le tradizioni e le religioni di ognuno. Solo con la tolleranza e l’accoglienza da parte di entrambe le parti riusciremo a costruire un futuro migliore.

A cura di Eva Conte

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...