La chiesa perduta di Santa Caterina

Ricerca storica su un luogo di culto cellarese nascosto dal tempo

È noto che le chiese di Cellara sono due: la Parrocchiale di San Pietro Apostolo fuori le mura e la piccola San Sebastiano. In passato esisteva a Cellara una terza chiesa dedi-cata a Santa Caterina da Siena. Non trattasi di leggenda visto che ci sono certe e documentate testimonianze. Nel testo “Cellara attraverso i secoli” (1982) di Don Teofanio Pedretti essa è citata più volte: uno stralcio della visita pastorale del 16 novembre 1601 effettuata da Mons. Giovambattista Costanzo ci fa supporre che all’epoca fosse agibile e quindi frequentata dai fedeli; è nominata ancora in un atto notarile del 1734 del notaio Tommaso de Manza ove si tratta della vendita di un giardino sito sotto le mura della chiesa di Santa Caterina. Questo è quanto riferisce il Pedretti. Notizie più rilevanti ho rinvenuto anni orsono negli “Acta Visitationis” del 1684 redatti dal canonico Vicario Generale Domenico Zicari, delegato dell’Arcivescovo di Cosenza Mons. Gennaro Sanfelice e scritti dal cancelliere Domenico Fabiani. In questa visita eseguita il 5 giugno 1684, sulla chiesa di Santa Caterina lo Zicari fa annotare che le messe da celebrare in questa chiesa sono trasferite in «Ecclesia parochiale eo quo dilla est supposita, interdico ec-clesiastico, propě confuggium reorum, ibi inabitantum». La chiesa a quella data è dunque interdetta alla celebrazione di S. Messa, chiusa al culto perché è ricetto di rei, cioè briganti e malviventi perico-losi per l’incolumità e la morale pubblica.
Nel 1636 il nostro territorio fu colpito da un disastroso terremoto e si potrebbero ipotizzare molti danni anche all’edificio religioso che forse così dis-sestato era al 1684 diventato agevole rifugio di rei. Nella seconda metà del ‘600 i due Sinodi Sanfelice denunciaro-no una situazione critica del clero di quel tempo; molti sacerdoti, tali più per convenienza che per vocazione, condu-cevano una vita tutt’altro che esemplare: corruzione, abusi, omicidi, profitti illeci-ti erano quasi una norma. Le chiese prive di prebende venivano rifiutate e di conseguenza abbandonate. La chiesa di Santa Caterina potrebbe essere stata vittima di una tale situazione? Non abbiamo fonti in merito.
Con il trascorrere del tempo qualcuno l’acquistò ed edificò sui muri semidiruti. Il sito della chiesa era «laddove inizia la discesa della stradina che porta a San Pietro» e altro non è che la casa della famiglia Montemurro, in particolare delle ultime sorelle Gemma e Nerina.
La signorina Nerina, gentile, premurosa nello stile di altri tempi, era pure molto riservata ed evasiva nel parlare dei resti che si conservavano nella parte inferiore della sua casa e non mi ha mai consenti-to di poterli vedere nonostante le mie insistenze. Sul passato non manca mai un tocco di mistero, verità o fantasie raccontano che un passaggio segreto attraversando l’abitato sovrastante, unisse il luogo alla via silana. Ciò per consenti-re ai rei di uscire indisturbati dal paese e dai loro nascondigli?
Il Pedretti, infine, in nota parla di una cappella in stile gotico con arcata in tufo lavorato e una coppia di bifore oggi supporta sottostante l’attuale casa Monte-murro. Mi chiedo se questa descrizione è frutto di un suo sopralluogo o di un “sentito dire”.
Bisognerebbe controllare.
Concludo nel dire che di recente ho visto il cartello “vendesi” sulla facciata della casa. Se ci sarà un acquirente vo-glio augurarmi che nei lavori di ammo-dernamento una ruspa non dia l’ultimo colpo di grazia a una così riposta e inte-ressante pagina di storia locale.
La chiesa perduta di Santa Caterina

A cura di Nicoletta Aquino

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