Le Idi di marzo

Alcune brevi considerazioni politiche sul voto del 4 marzo

La solita, ma questa volta rumorosa e confusionaria telefonata di sondaggio elettorale giuntami, a quel che ho potuto capire, da Milano, il 23 febbraio scorso verso le ore 15, mi ha spinto ad esternare qualche riflessione sulla tornata elettorale del 4 marzo. Data storica per l’antica Roma e mi auguro che non lo sia per noi! Certo il clima politico di oggi è molto cambiato: manca l’entusiasmo, siamo diventati degli inattivi politici! Parecchi anni fa i ragazzi bruciavano dalla voglia di crescere per “votare”.
Gli universitari, finalmente giunti ai 21 anni, affrontavano i disagi di treni super affollati e lentissimi, ma tornavano a casa per esprimere nel voto le loro idee. Ogni paese aveva la sua piccola o grande sezione dove si riunivano iscritti e simpatizzanti e dove tutti ave-vano la possibilità di confrontarsi, discutere, urlare, litigare sulle necessità della comunità e del territorio. Era nelle sezioni, grandi o piccole che fossero, il luogo dove si discuteva con i rappresentanti provinciali e nazionali la linea del partito.
E poi… c’era il festival da preparare e le elezioni. Momenti esaltanti di attività intensa che terminavano con un conclu-sivo comizio in piazza.
Infine, sempre nei locali della sezione l‘attesa dei risultati. Che ansia! E oggi? Tutto in TV! La campagna elettorale che si concluderà fra qualche giorno ha cavalcato, enfatizzandoli: il ritorno del fascismo pericolo sbandierato a destra e a manca, ma irrealizzabile perché le dittature hanno bisogno dell’uomo giusto; il pericolo di razzismo; l’onda di terrore e sgomento, di paura che il susseguirsi di terribili fatti di cronaca nera hanno generato in tutti noi. I fatti ci sono, ma sono fenomeni delinquenziali, al pari del bullismo e delle rapine, conseguenza tutti di una mancata linea politica seria, alla quale sono da ascrivere anche fenomeni come l’astensionismo, la disoccupazione e l’ancor più grave fenomeno dei “giovani inattivi”, cioè di giovani tanto avviliti che non hanno più la forza e la voglia di cercare lavoro.
Tutti problemi seri, serissimi, che preoccupano, certo, ma che sono, però, il frutto di una cattiva politica.
In una delle tante interviste televisive trasmesse in questo periodo, un intervistato, di cui purtroppo non ricordo il nome, diceva che la politica ha perduto molto del suo vero significato, cioè “capacità di governarsi”, e i partiti – continuava – hanno perduto molto della loro forza ideale per cui non sanno proporre una linea politica che sappia dare risposte sia nell’immediato presente, sia nel prossimo futuro, su quelli che sono i veri temi di un governo, e così – concludeva – ci si limita a promettere solo piccoli provvedimenti non sufficienti ovviamente a superare la crisi del nostro Paese.
Il risultato elettorale del 4 marzo, frutto della furbesca e complicata modifica della vecchia legge elettorale, ben diversa da quella scritta con chiarezza dai nostri padri costituenti a garanzia della democrazia, non ha dato i risultati sperati. Non tutte le ciambelle riescono col buco!

A cura di Anna Crocco

 

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