Quattro chiacchiere col presidente

A novembre 2017, i membri dell’oratorio “Don T. Pedretti” hanno eletto il nuovo presidente che si fa portavoce del gruppo che da 20 anni è considerato il cuore del nostro piccolo borgo. Questa volta è toccato ad Amedeo Carpino stappare lo spumante e prendere le redini dell’associazione. Ecco cosa ci ha raccontato in una chiacchierata amichevole.

Allora presidente, com’è andato questo primo trimestre alla guida dell’oratorio?
Intanto grazie alla redazione di “Alba Novella” che ha pensato di fare questa chiacchierata. Colgo questa occasione anche per ringraziare i miei compagni di gruppo che mi hanno sostenuto e mi hanno aiutato a maturare la decisione di propormi come loro “leader”.
Beh, che dire… Ancora sono solo tre mesi, come hai già detto tu, rispetto ai due anni previsti dal mandato, sono pochi. Ovviamente ho tante idee per il futuro e spero di riuscire a concretizzarle. Il mio scopo è quello di fare tanto per Cellara e per tutti i cellaresi. Sono fiducioso, e anche sicuro che Cellara, come sempre, mi aiuterà, anzi ci aiuterà.
L’8 gennaio scorso l’oratorio ha festeggiato i vent’anni di attività, da membro, prima di tutto, come hai vissuto questo evento?
C’è solo tanta felicità per questo ennesimo traguardo determi-nato non solo dai membri che negli anni hanno sempre tenuto in vita il gruppo e ci hanno trasmesso la voglia di prenderne parte, ma anche dai cellaresi che lo sostengono sempre da ormai 20 anni. Il rapporto con i membri che noi definiamo “antenati” ci aiuta a tenere vivo questo gruppo tanto voluto da loro e in nome del quale si sono impegnati e in alcuni casi an-che battuti tanto. Noi siamo gli ultimi arrivati, quindi possiamo limitarci a prendere esempio da chi in questi anni lo ha creato e portato avanti. Il nostro dovere è migliorare sempre e far crescere le nuove generazioni con la passione per l’oratorio e guidati dal nostro motto, “l’impegno come passione”.
Quali dubbi ti turbano, se ce ne sono?
Dubbi, ora come ora, non ce ne sono, sembrerò presuntuoso, ma se devo essere sincero non ho dubbi. L’unico sentimento negativo che mi assale è la paura. La paura di non riuscire a trasmettere la nostra stessa passione ai più piccoli, di non poter garantire un seguito all’oratorio, perché vedo che i ragazzini e i bambini della generazione immediatamente successiva alla nostra hanno altre aspirazioni, sono per certi aspetti molto determinati e sicuri delle loro potenzialità, ma forse non sono animati, come noi, dalla voglia di far parte di un gruppo che vede come passione principale quella di fare il bene del nostro paese, anche passando o, qualcuno potrebbe dire, perdendo pomeriggi interi a fare delle vere e proprie “cavolate” in giro per le strade di Cellara. Non vedo questa voglia di stare insie-me che è ciò che fino a oggi ha fatto rimanere in vita l’orato-rio. Spero di sbagliarmi, si vedrà.
Parliamo delle gioie che sono più belle!
Eh sì, sono d’accordo. Mi ripeterò, ma la gioia più grande è quella di essere diventato il nuovo presidente. Ho dedicato gran parte della mia vita all’oratorio, sono cresciuto in questo gruppo, quindi l’idea di guidarlo per me è motivo di grande orgoglio. La vedo come una ricompensa dopo tanti sacrifici fatti negli anni.
In merito alla costituzione della Pro loco, avvenuta proprio in queste settimane, come associazione parrocchiale come vi ponete? Cosa vi aspettate da questo nuovo “gruppo”?
È ovvio che da parte nostra ci sia la volontà di collaborare e crescere insieme, soprattutto perché la Pro Loco sarà compo-sta soprattutto da ragazzi come noi, quindi è normale che si voglia instaurare un rapporto sano, l’unione sarà il nostro o-biettivo principale. Spero che anche da parte loro ci sia questa intenzione, perché l’obiettivo dei due gruppi è comune, fare il bene di Cellara, quindi penso che unendo le forze sia più faci-le e soprattutto più divertente farlo. Ci tengo a definire sin da ora la mia posizione: non penso assolutamente che un’eventuale collaborazione in tutto e per tutto sia un male, anzi, sarebbe un gran gesto di maturità e dimostrerebbe che per il bene di Cellara siamo tutti uniti.
Questo è il 5° anno del nostro “giornalino”, progetto lanciato e tenuto in vita da membri dell’oratorio. Tu cosa ne pensi?
Il giornalino è un motivo di orgoglio per l’oratorio. Un progetto portato avanti da ex membri e membri attuali, quindi ragaz-zi di Cellara e non, che ancora una volta si uniscono e si impegnano per portare avanti qualcosa in qui credono. Se devo riassumere ciò che penso di “Alba Novella” con una sola parola direi proprio orgoglio. Se si dice “Alba Novella” oltre ad Agata Cesario, stimata e ricordata con affetto da tutti i cellaresi, oggi si pensa anche all’oratorio, quindi questo è motivo di grande gioia per noi tutti e soprattutto per chi fa parte della redazione, che periodicamente si impegna per far sì che ogni numero sia meraviglioso, facendo anche tanti sacrifici. Questo per me è l’ennesimo traguardo dell’oratorio, proprio perché da 5 anni ormai è sostenuto e lo vediamo migliorare di numero in numero. È una sorta di segnalibro, segna il nostro passato: responsabilizza facendo capire l’importanza del rispetto delle scadenze, apre le porte alla cultura e alla libertà di pensiero. Potrei stare qui ad elencare tanti altri meriti di “Alba Novella”, ma non è possibile, quindi mi fermo e rimarco ancora la parola “orgoglio”.
Insomma, grazie Amedeo per la tua disponibilità e per questa piacevole chiacchierata.
Grazie a voi di “Alba Novella”, grazie a Cellara e grazie all’oratorio!
A cura di Francesca Nicoletti

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