Tristi memorie

Dalle emissioni su cavie umane, alle bizzarre leggi polacche: quando la cronaca dei nostri giorni, ci riporta a momenti tragici della nostra storia.

Il 29 gennaio scorso dalla Rai e successivamente dai giornali, è stata diffusa la notizia che Volkswagen, BMW e Daimler, case automobilistiche tedesche, hanno testato per ben quattro settimane, le emissioni di diossido di azoto, gas di scarico delle auto, su cavie umane (per la precisione 25 persone, 19 uomini e 6 donne). Non mi attardo a spiegare cosa siano i letali gas di diossido di azoto, ci sono studi che lo provano ampiamente. Quello che desidero mettere in evidenza è il sobbalzo che ho avuto nell’ascoltare la notizia. Forse perché il giorno della memoria, il 27 gennaio, era passato da poco o forse perché è successo in Germania, o forze perché si trattava di gas? Certo è che l’episodio mi ha scossa. Polemiche, denunce, condanne severe da parte delle autorità tedesche, discussioni sulle sperimentazioni di medicinali che seguono un iter ben preciso e rigorosamente regolato da leggi europee e nazionali, da non paragonare assolutamente alla sperimentazione fatta sulla pelle di queste povere 25 persone che si sono prestate all’esperimento per ignoranza o per necessità.
In Polonia, invece, è notizia recente, il governo ha approvato una legge che condanna a tre anni di prigione chiunque accusi un concittadino di favoreggiamento o peggio di collaborazionismo con i tedeschi, durante i tristi episodi accaduti nei campi di sterminio. Anche noi abbiamo avuto un campo di prigionia per gli italiani definiti ebrei. Il campo sorgeva nella località Ferramonti, nel comune di Tarsia. Fortunatamente nes-sun episodio di crudeltà è stato mai registrato. Così è stato detto da alcuni ex prigionieri ritornati, qualche anno fa, per partecipare alla celebrazione del giorno della memoria. Gli stessi hanno anche sottolineato come venivano curati con attenzione dai sanitari in caso di malattia e come i cittadini del luogo riuscivano ad offrire loro qualche prodotto. Alla fine della guerra alcuni ex prigionieri sono rimasti a Cosenza.

A cura di Anna Crocco

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