Dal 1506 difesa del piccolo Stato Vaticano

Le guardie del PAPA

A quasi un secolo dalla storica breccia di Porta Pia (20 settembre 1870), che segnò la fine del potere temporale dei papi, Paolo VI annunciava di voler sciogliere tutti i Corpi armati pontifici, che ancora restavano nel piccolo stato vaticano, tranne la secolare Guardia svizzera, fondata da papa Giulio II, in pieno Rinascimento, dal 1506 impegnata al-la difesa della “sacra persona” del vescovo di Roma, il Papa, ovunque egli si trovi.
La novità sollevò qualche critica dentro il Vaticano, 44 ettari di territorio per un concentrato di storia lunga quasi un secolo quanto mai tranquillo e gratificato rispetto a molte epoche passate. Qui, in uno dei luoghi più noti del mondo, storia, arte e natura si fondono e da qui, grazie anche ad accurati studi delle strutture e delle fonti d’archivio, si ha modo di ripercorrere tutte le trasformazioni che l’hanno visto protagonista col mutare dei tempi.
Fu Pio XI, con la creazione nel 1929 della Città del Vaticano, a dare avvio con sensibilità culturale a grandi opere e modifi-che adeguate alle nuove esigenze dettate dal Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa. Ciò facendo, coadiuvato, nelle scel-te, da un gruppo di architetti e urbanisti di genio, intese con impegno ai restauri di quei monumenti rimasti in piedi nei secoli a dominare il territorio, erede unico e custode di capola-vori di bellezza, di cui il tempo proprio qui ha lasciato tracce. Vi sorge ancora una piccola e antica chiesa, che già esisteva ai tempi di Papa Leone III (795-816), cara a tutti gli svizzeri che risiedono a Roma, è la chiesa di San Pellegrino, anacoreta venuto dal nord, che è stata per secoli cappella della Guardia svizzera pontificia, con annesso piccolo camposanto per gli alabardieri e gli ufficiali elvetici che sono morti a Roma. An-cora sopravvivono alcuni vecchi cipressi di quel piccolo camposanto storico, poco distante dal cortile di San Damaso, sul quale ogni anno, il 6 di maggio, si tiene il giuramento delle nuove reclute, tutte di nazionalità elvetica, ricorrendo l’anni-versario del sacco di Ro-ma del 1527 allorché i lanzichenecchi cioè “servi delle campagne”, quasi tutti tedeschi, ar-mati e furibondi, presero d’assalto il Vaticano e si scatenarono contro il pa-pa Clemente VII Medici, che riuscì a fuggire in Castel Sant’Angelo attraverso il passetto che co-steggiava l’antico abitato, ossia un corridoio segreto lungo quasi un chilometro che porta dai palazzi apostolici direttamente alla fortezza sul fiume Tevere. Di guardie svizzere che, nei dintorni, si sacrificavano per tentare di cacciare da Roma i mercenari ribelli, ne caddero 147, mentre 42 si salvarono nel Castel Sant’Angelo col Papa, dove si portavano un po’ di provviste, mentre la gente fuori cercava di entrarvi per sfuggire al massacro. Come si può leg-gere in una cronaca del tempo: “Gli svizzeri si erano posizionati dapprima vicino all’obelisco, poi si erano fermati nei pressi del Castello. Furono fatti a pezzi. Il loro capitano, gravemente ferito, veniva trucidato davanti agli occhi della moglie da alcuni soldati che avevano fatto irruzione nella sua casa…”.
Nei giorni dopo la grande parata militare, le nuove guardie, che hanno scelto, giurando fedeltà, di far parte del corpo ar-mato più antico e prestigioso che da tutto il mondo si viene ad ammirare, verranno impiegate in particolari servizi di ordine e di vigilanza. E così eccole munite di alabarda, in abiti complicatissimi colore blu, giallo e rosso, che si dice ideati da Michelangelo e che colpiscono anche per la sontuosità e la ricchezza di stoffe. Si vedranno sfilare in forma solenne sia nei riti in San Pietro che nelle cerimonie pubbliche, o in occasione della tradizionale processione del Sacramento lungo i viali dei giardini del Vaticano, accompagnata non solo dai canti della tradizione, ma anche con la banda musicale della Guardia Palatina che intona l’Inno pontificio.
Tra i corpi armati pontifici disciolti nel 1970 figura sia la Guardia Palatina che la Guardia Nobile di Sua Santità, fondata da Pio VII nel 1801 con la denominazione di “Guardia Nobile del Corpo di Sua Santità”, poiché tutti “non corrispondono più alle necessità per le quali essi erano stati istituiti”, così Paolo VI nel provvedimento trasmesso con una lettera al cardinale segretario di Stato, Jean Villot, datata 14 settembre 1970.
La Guardia Palatina, istituita per volontà di Pio IX nel 1850, nasceva dalla aggregazione di due già esistenti corpi civili detti “Milizia Urbana” e “Scelta Civica”. E in considerazione della fedeltà e degli ideali che lo hanno sorretto nel suo servizio alla Sede Apostolica, lo stesso Pio IX volle, successivamente, insignire il corpo del titolo inestingui-bile “d’onore”, dotando il medesimo di un corpo bandistico e di una Bandiera. E ancora oggi c’è una scritta col ricordo della fondazione: “Dalle schiere dei volontari – della Milizia Urbana e della Civica Scelta – Pio IX Pontefice Massimo – con decreto del 14 dicembre 1850 – formava la Guardia Palatina D’Onore – perché intorno alla Cattedra di Pietro – termine fisso e sacro – a tutta la Gloria degli Avi – vegliassero in armi i figli – di quella Roma onde Cristo è Romano…”.
Per la verità, i primi segnali di sopprimere ciò che rimaneva dei corpi armati pontifici, eccetto la antichissima guardia svizzera, che continuerà ad assicurare il servizio, si ebbero alla fine degli anni ‘50 quando Giovanni XXIII, invitò la Guardia Nobile a deporre le sciabole durante le funzioni papali e la Guardia Palatina d’onore a lasciare i fucili in caserma durante lo svolgimento dei servizi nelle basiliche dell’Urbe. Lo stesso Paolo VI, nell’ambito di un’opera di semplificazione delle strutture interne dello Stato, fece abbandonare l’uniforme napoleonica della Gendarmeria poiché trop-po vistosa forse per via del cappello. Il corpo della Gendarme-ria, che all’interno delle mura vaticane assolve le funzioni di polizia, era stato costituito nel 1816 da Pio VII col nome di “Carabinieri Pontifici”, modificato nel 1849 da Pio IX in “Gendarmeria Pontificia”. Fu Paolo VI a stabilire l’istituzione di un analogo organismo civile, ossia un ente non militare che, per i particolari compiti da svolgere, si chiamò Ufficio Centra-le di Vigilanza, modificato successivamente in Corpo di Vigilanza dello Stato della Città del Vaticano.
Nel 2003, Giovanni Paolo II, su proposta della pontificia commissione del Governa-torato, approvò la denominazione di Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Adempie tutt’ora a funzioni inerenti la vigilanza all’interno della Città-Stato e nelle zone extraterritoriali appartenenti alla Santa Sede ed è impegnato nella prevenzione e repressione dei reati e nello svolgimento di servizi di polizia giudiziaria e di frontiera. Il prestigioso Corpo, che ha per patrono San Michele Arcangelo, si avvale, nel proprio ser-vizio, dell’assistenza della Guardia Svizzera e del Corpo dei Vigili del fuoco già esistenti nello Stato pontificio col nome di “pompieri”.
Tutto naturalmente si muove attorno alla sovranità del Papa nel piccolo Stato vaticano, uno dei luoghi più ambiti dove non ci si entra liberamente, e che conserva ancora non poche particolarità. A cominciare dalla sua collocazione nel territorio italiano, senza dimenticare la finalità della sua missione, storica-mente e spiritualmente rilevante, essendo qui la tomba di Pietro (Petros eni), primo Papa, meta per pellegrini di tutto il mondo.

A cura di Giacomo Cesario

 

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