Quando l’Antifascismo è esso stesso il fascismo: il concetto di democrazia all’italiana

Il caso della docente che inveì contro la polizia

“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi”.
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Recitano così il primo comma dell’articolo 17 e il primo comma dell’articolo 21 della nostra Costituzione. Dopo i crimini contro l’umanità che la società ha dovuto sop-portare durante il periodo nazifascista, i padri costituenti hanno pensato di porre in essere la miglior tutela che lo Stato potesse garantire ai propri cittadini, ai loro diritti e alle loro li-bertà. Ma, nello Stato di diritto in cui oggi viviamo, la libertà di ognuno di noi può essere soggetta ad una limitazione? L’analisi sembra cadere a pennello nel caso di Lavinia Flavia Cassaro, una docente di 37 anni, insegnante in una scuola elementare di Torino che, durante un comizio promosso dal – sicuramente poco ortodosso – partito CasaPound, si è ferocemente scagliata contro gli agenti della Polizia di Stato che effettuavano il servizio d’ordine di rito. L’attivista antifascista, con un risonante «vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire» rivolto agli agenti in servizio, ha scatenato una reazione istituzionale senza precedenti: dall’allora Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli dure parole di condanna per un’educatrice che passa le proprie mattine ad istruire gli uomini della società del domani.
Ma, in particolare, cosa pretendeva la maestra? Voleva che i poliziotti facessero largo ad un’aggressione? Voleva, ledendo l’altrui diritto di far campagna elettorale – seppur sfruttando idee opinabili e condannabili – rendersi braccio esecutivo di una presunta giustizia sociale? Lo Stato può permettere l’educazione al vilipendio e alla violenza contro le Forze dell’ordine in nome dell’etica personale, corretta o sbagliata che sia?
Sono questi gli interrogativi che hanno spinto la Procura della Repubblica di Torino e l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte ad aprire un’indagine e a verificare non solo gli estremi del reato di oltraggio a Pubblico Ufficiale, istigazione a delinquere e vilipendio quotidiano delle Istituzioni dello Stato, quanto l’idoneità di questa maestra a svolgere le sue normali mansioni rivolte all’istruzione e all’educazione dei giovani ita-liani.
A suo favore, la Cassaro ha sollevato non solo la questione dell’articolo 21 sopracitato, ma ha altresì aggiunto: “Non mi vergogno della sana rabbia, è la mia etica che m’impedisce di stare ferma a guardare lo sfracello culturale ed umano che cresce smisuratamente intorno a me”.
L’analisi da condurre porta a capire quanto possa diversificarsi l’essere persona dall’essere docente e quanto la violenza e la rabbia possano definirsi “sano esercizio di un diritto”. Partendo dal presupposto dell’inscindibilità della figura del docente dalla persona del quotidiano, è assolutamente ridicolo poter anche solo pensare che l’esercizio di un diritto di libertà possa trasformarsi in un pericolo per l’incolumità altrui. Non è forse questo quello che i fascisti facevano contro i loro oppositori? Pur ammettendo la criminalità dell’ideologia fascista e ricono-scendo il reato di apologia del fascismo, oggi sembra spiccatamente autoritario e lesivo della pubblica coscienza il comportamento degli antifascisti che lottano il pensiero altrui con una violenza che si esprime fattivamente nei comportamenti e non “solo a parole”.
Dello stesso avviso è stato l’esito del procedimento che ha ammesso l’inidoneità della maestra all’esercizio delle proprie funzioni, provvedendo al suo licenziamento con effetto immediato: “È inaccettabile ascoltare dalla voce di una docente pa-role di odio e di violenza contro le Forze dell’Ordine. Il rispetto per chi serve lo Stato, per chi, come quella sera a Torino, stava compiendo il proprio dovere per garantire la sicurezza dei cittadini, è sempre dovuto. Sempre e da chiunque. E a maggior ragione da una insegnante, il cui ruolo è non solo quello di trasmettere nuovi saperi e nuove competenze, ma anche quello di educare le nuove generazioni ai valori della legalità, del rispetto reciproco, della convivenza democratica. È quindi doppiamente inaccettabile che una insegnante inveisca con parole di odio proprio contro quelle Forze dell’Ordine che sono una parte fondamentale della nostra istituzione, che quotidianamente svolgono una funzione fondamentale nel Paese a presidio democratico della vita di tutti noi.” – le parole del Ministro Fedeli.
Dunque, la libertà incontra effettivamente un limite? Sì, ricalcando le orme del pensiero di Martin Luther King, la libertà di ognuno finisce dove inizia la libertà dell’altro, accettando ogni giorno di vivere la propria vita nella consapevolezza che la so-cietà civile dello Stato di diritto governa, attraverso le regole poste dall’ordinamento giuridico, la convivenza democratica dei propri consociati. La società italiana ha un difetto che sembra insormontabile: l’eccesso di democrazia, perché è democratico esprimere il proprio pensiero, ma non è democratico imporlo in virtù della libertà di manifestazione del proprio pensiero e della propria etica e, soprattutto, non è democratico farlo in maniera violenta, vestendosi da partigiani fuori e camicie nere dentro.

A cura di Christian Brutto

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