Quarant’anni dalla Legge Basaglia

Perché non ce ne siamo pentiti

“La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.“
È in questa citazione che il noto psichiatra e neurologo Franco Basaglia si pone lo scopo di condannare la crudezza e la limi-tata comprensione empatica dell’altro che per un periodo di tempo piuttosto lungo ha avuto modo di ricoprire il ruolo di quella che può essere definita la scusante dell’esistenza dei manicomi intesi come luoghi poco accoglienti e poco funzionali.
Le strutture implicate nella cura dei malati fino a circa metà del 900, meglio conosciuti come manicomi, si portano dietro una reputazione di ambienti sterili e internistici. Con il termi-ne sterilità, chiaramente ci si riferisce non tanto ad un ambien-te che rispetti le giuste norme igieniche quanto ad un ambiente caratterizzato da un’ospitalità insolita e poco favorevole nei confronti della crescita sociale e relazioniale degli individui all’interno presenti. È opportuno dire che il manicomio sia na-to principalmente con lo scopo di tenere al sicuro la società da quei soggetti ritenuti pericolosi per l’incolumità della stessa e che le condizioni necessarie affinché avvenisse il ricovero non rispettavano minimamente le condizioni cliniche oggi tenute in considerazione. Ai tempi era necessario che la pericolosità del paziente, meglio conosciuta e intesa come “pericolosità sociale”, venisse segnalata da parte di un membro della fami-glia che lo ritenesse opportuno e successivamente analizzata e approvata tramite decreto dal Pretore che ne stabiliva la possibilità di ricovero. Chiaramente queste strutture presentavano un’organizzazione del tutto insolita: ciò accadeva poiché le ca-ratteristiche richieste all’infermiere, per esempio, affinché di-ventasse tale all’interno del manicomio stesso erano quelle di presentare una buona costituzione fisica e di aver avuto una buona condotta civile e morale, di aver raggiunto la maggiore età e di essere in possesso di competenze quali leggere e scrivere. Inoltre essere internati in una simile struttura implicava direttamente la perdita di capacità di agire in senso giuridico, ovvero l’interdizione, anche e soprattutto a causa dell’annotazione sul casellario giudiziario dell’avvenuto ricovero. Non erano inoltre gradevoli le misure di sicurezza utilizzate nei confronti di pazienti che presentassero agitazione psicomoto-ria quali la ben conosciuta camicia di forza, necessaria per evitare che il paziente si facesse del male da solo. Con l’avvento della legge Basaglia si ha un cambiamento radicale nella storia della terapia psichiatrica. Con essa si rivoluziona il modo in cui ci si approccia al paziente che consisterà d’ora in poi nella comprensione e nella cura dello stesso nel contesto sociale in cui è immerso; si rivoluziona il tipo di trattamenti scelti con un passaggio dall’elettroschock a cure meno dannose e più sicure; si verifica la chiusura degli ospedali psichiatrici (in cui si erano precedentemente trasformati i manicomi grazie alla legge n. 431 del 1968) a favore dei reparti di psichiatria all’interno degli ospedali; si assiste all’abolizione della camicia di forza a favore dell’utilizzo di fascette regolamentate che prevede però il controllo e la registrazione rigorosi dei parametri vitali ogni 10 minuti; si verifica l’avvento del TSO con l’abolizione del concetto di pericolosità sociale che può essere tirata in ballo dal solo magistrato e si dà inizio alla possibilità di ricovero volontario. La legge Basaglia, insomma, ha portato aria di buone notizie nell’ambito clinico per la storia psichiatrica e rappresenta una grande rivoluzione a favore del rispetto del paziente e della dignità dello stesso che non viene messa in discussione e a favore di una pratica terapeutica che si preoccupa principalmente della salute fisica e psichica del paziente. È importante che la brutalità di cui ci si è fatti carico in un passato non del tutto lontano abbia come unico merito quello di fare in modo che non si ripetano mai più eventi spiacevoli e lesivi dell’essere umano.

A cura di Maria Lucia Maiuolo

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