Settant’anni Costituzione

Caratteristiche, principi e riflessioni sulla sua attualità.

Il primo giorno di Gennaio dell’anno 1948, come chiara risposta di cambiamento e ripudio della lunga guerra mondiale generatrice di orrori, morte e dolore, è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana, splendida figlia della Resistenza. Sostitutiva della precedente norma primaria del paese, l’ottriato Statuto Albertino, la Costituzione si è presentata, sin dal suo esordio, bellissima e concreta espressione di innovazione, democrazia ed uguaglianza sociale. I membri della Assemblea Costituente, di cui ventidue donne per la prima volta effettivamente e pubblicamente impegnate nella politica italiana, grazie ad un lungo ed attento lavoro durato diciotto mesi, hanno, difatti, consegnato alla “nuova” Italia repubblicana un testo normativo chiaro, armonico, elegante e sempreverde. La nostra Carta costituzionale si caratterizza, dunque, proprio per essere unica nel suo genere e titolare delle seguenti caratteristiche: è una norma votata, poiché frutto del primo patto stipulato tra rappresentanti e rappresentati d’Italia, è rigida, poiché modificabile esclusivamente secondo il procedimento di revisione costituzionale espressamente sancito dall’art. 138, compromissoria, ossia frutto di collaborazione tra tutte le forze politiche del tempo, e programmatica, poiché capace di tracciare la retta da seguire e gli obiettivi da realizzare, anche e soprattutto per il futuro. I primi dodici articoli, denominati “Principi fondamentali”, che ne costituiscono il fulcro vitale, racchiudono e riconoscono i diritti inviolabili ed i doveri inderogabili di cia-scun individuo; l’uomo, per la prima volta, viene considerato in virtù della sua dignità socia-le, della sua personalità, della sua intima capacità di concorrere al progresso materiale e spi-rituale della realtà che lo circonda. Nessuna distinzione di razza, di sesso, di colore, di reli-gione, di opinioni politiche, di vetusta classe o appartenenza sociale, nessuna limitazione o repressione della libertà d’espressione, di movimento ovvero d’organizzazione ed una drastica inversione di marcia rispetto al passato regime dittatoriale: la sovranità appartiene al popolo. Vengono, altresì e per la prima volta, espressamente sanciti i principi di solidarietà politica, economica e sociale, d’eguaglianza dinnanzi alla legge, d’effettiva partecipazione dei lavoratori all’organizzazione del paese e nor-mativamente codificato il netto ripudio della guerra come “strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Il testo costituzionale, che si compone di un totale di 139 articoli e cui si sommano le disposizioni transitorie e finali, poi si suddivide in due parti, la prima rubricata “diritti e doveri dei cittadini” e la seconda dedicata all’ordinamento della Repubblica e dei suoi organi istituzionali, tra i quali l’indipendente Magistratura. Il testo originale viene oggi conservato in tre copie: una presso la Presidenza della Repubblica, una nell’archivio storico della Camera e una terza nell’Archivio Centrale dello Stato.
Nel suo discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica ha definito la Carta Costituzionale “casa comune” di tutti gli italiani. Nonostante, dunque, siano trascorsi settanta lunghi anni dalla sua entrata in vigore e la realtà politica, culturale e sociale italiana sia mutata nel corso del tempo, nonostante siano caduti muri ed abbattuti confini, la Costituzione rimane baluardo fortificato di una concezione dell’uomo, e del rapporto di quest’ultimo con lo Stato e la società, che non tramonterà mai.
Uomo pensante, membro attivo e partecipe della società civile, con una personalità inviolabile che ha diritto di trovare e-spressione e tutela, senza rilevare affatto il colore della pelle ovvero il Dio in cui crede. Ed un Stato che riconosce, garantisce, si impegna a rimuovere ostacoli e tutela l’individuo che ne è sovrano perché mediante l’esercizio del diritto di voto, libero e personale, può nominare suoi rappresentanti, in una ottica di progresso e miglioramento continuo e comunitario.
Anche nei momenti di crisi, difficoltà e scoraggiamento, dunque, il programma di democrazia ed eguaglianza dettato dalla nostra Costituzione rimane, costantemente, l’unico da scegliere e seguire.

A cura di Simona Vitale

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