Ciao Desirèe

La breve vita spezzata della ragazza laziale, nel contesto crudele di un quartiere difficile e priva di un’ancora di salvezza: i fatti e le opinioni sulla tragedia

Desirèe Mariottini era una se-dicenne di Cisterna di Latina dall’animo ribelle. Sappiamo infatti che Desirèe aveva deciso di porre fine alla sua carriera scolastica dopo aver frequentato il primo anno all’istituto tecnico agrario con risultati tutt’altro che soddisfacenti. Una giovane ragazza segnata sicuramente dai trascorsi turbolenti della sua famiglia che avevano portato il tribunale dei minori ad allontanarla da entrambe le figure genitoriali e ad affidarne la custodia alla nonna. Era poi turbata da un piccolo handicap che la faceva sentire inadeguata. La situazione di Desirèe stava particolarmente a cuore agli assistenti sociali della sua zona, che come tutti erano coscienti del giro in cui era entrata la ragazza da tempo. Proprio la presa di coscienza di questa situazione aveva portato persino i genitori a mettere da parte i loro problemi di sem-pre per tentare di “recuperare” la giovane, senza successo. La ragazza aveva iniziato a seguire compagnie poco raccomandabili ed a frequentare un edificio abbandonato nel degrado, del quartiere San Lorenzo di Roma, presso il quale si faceva uso di droghe pesanti. L’ultima della famiglia ad avere contatti con Desirèe è stata la nonna qualche giorno pri-ma del ritrovamento del corpo esanime e mal ridotto presso lo stabile abbando-nato. La vita smoderata di Desirèe è andata avanti fino alla notte del 18 ottobre 2018. Il giorno seguente una segnalazione anonima al 118 ha permesso il ritrovamento del cadavere. Dopo la confusione iniziale, saranno i risultati dell’autopsia, pubblicati il 23 ottobre, a rivelare che il decesso per insufficienza cardio-circolatoria è stato probabilmente pro-vocato dal mix di droghe, farmaci e alcool, assunto dalla ragazza.
Iniziano così le testimonianze, la ricerca dei colpevoli, la rabbia razziale verso gli immigrati residenti nella zona.
Tra le varie testimonianze rilasciate e che hanno favorito l’individuazione dei colpevoli, fondamentale è stata quella di un giovane senegalese che afferma di aver visto un gruppo di uomini che dava le dosi a Desirèe e poi approfittava del suo stato per abusare di lei. Il ragazzo rivela che era presente anche un’altra giovane che poteva essere amica della vittima e che stava lì a guardare quel macabro spettacolo, probabilmente in cambio di qualche dose. Secondo le va-rie testimonianze, durante le ultime ore di vita dell’adolescente, si sono alternati momenti in cui le facevano assumere droghe a quelli in cui veniva stuprata da diversi uomini, che anche dopo essersi resi conto dello stato di incoscienza in cui ormai riversava la giovane, hanno continuato ad abusare di lei per poi la-sciare il suo corpo semi-nudo e senza vita nel de-grado del palazzo abban-donato. Importante è an-che la testimonianza di Antonella, ragazza suda-fricana che aveva cono-sciuto Desirèè proprio a San Lorenzo, che raccon-ta di aver provato ad aiu-tare l’amica portandola via dal quel po-sto proprio il giorno della morte, perché non le piaceva la situazione che si stava creando e aveva notato un uomo che già il giorno prima aveva tentato di stuprare Desirèe. Ma lei voleva rimanere lì e cercare di reperire l’eroina. Antonella dice anche che il pomeriggio di quel 18 ottobre aveva visto Desirèe sdraiata in una stanza e circondata da uomini e da una donna che si drogava, confermando così la testimonianza del senegalese. Secon-do Antonella l’uomo aveva pianificato già tutto.
Quattro sono gli uomini ritenuti colpe-voli di aver somministrato all’adolescente il mix di droghe che l’avrebbe portata alla morte, della violenza sessuale di gruppo e dello spaccio di stupefacenti: Mamadou Gara di 26 anni, Brian Minteh di 43, Alinno Chima di 46 e Yusif Salia di 32. Quest’ultimo è stato fermato in un secondo momento a Foggia mentre cercava di fuggire con 10 kg di marijuana. Insieme a loro, che sono i quattro fermati fin’ora, almeno altri 3-4 uomini avrebbero partecipato allo stupro di gruppo. Tutti e quattro sono di origine africana, ciò ha dato adito anche a epi-sodi di razzismo e sciacallaggio, in quanto non sono mancati gli attacchi contro gli immigrati, i clandestini e i so-liti, seppur ormai banali ed esasperanti, nessi tra criminalità e origini dei colpe-voli.
Sia ben chiaro che non si cerca di giusti-ficare in alcun modo il crimine commes-so ai danni di una minorenne fragile e senza una guida ferma nella vita, della quale è stato “facile” abusare. È giusto che i colpevoli paghino per il delitto commesso e le barbarie di cui si sono resi responsabili, ma è aberrante usare il pretesto della morte di una bambina – perché Desirèe era proprio questo, una bambina da educare e proteggere – per innalzare cori razzisti e alimentare mag-giormente l’odio nei confronti del diver-so che caratterizza gli animi degli italia-ni in questo periodo più che mai, anche a causa di una classe politica che usa la sofferenza dei più deboli per aumentare i propri consensi. Ogni uomo che uccide, violenta e fa del male in ogni modo immaginabile all’altro, a maggior ragio-ne ad un minorenne, è da considerare una bestia e va condannato, a prescinde-re dall’etnia o dalla fede che professa o dal colore della pelle o da qualsiasi altro criterio discriminatorio che generalmen-te usiamo per giustificare i fallimenti della nostra società. Sì, perché farsi animare dall’odio verso chi è diverso, a prescindere da tutto, è un fallimento. Non porta rispetto a Desirèe, a Pamela e a tutte le vittime di violenza. È ridicolo scagliarsi contro il diverso solo per essere popolare e alimentare un odio che porterà solo ad una guerra tra deboli.
Altrettanto sterile è la polemica avanzata da chi arriva addirittura a dire che la ragazza, scegliendo la strada della droga ha scritto l’epilogo della propria vita e quasi condanna proprio Desirèe perché ha scelto la strada sbagliata, perché avrebbe scelto di drogarsi. Secondo que-sti, infatti, chi fa uso di queste sostanze sarebbe da discriminare, da abbandonare al proprio destino, da isolare.
Desirèe è stata uccisa dalla mancanza di un punto di riferimento fermo, che l’ha portata a conoscere solo la criminalità della sua città e non a coltivare le ambi-zioni che dovrebbero spronare ogni adolescente e a vivere con la spensieratezza di una ragazzina che si affaccia alla vita.
Ora non resta che dire addio a Desirèe ed onorare il suo ricordo. Ciao Desirèe.

A cura di Francesca Nicoletti

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