Manovra si, adesso no!

Avviata la procedura d’infrazione ai danni dell’Italia contro la legge di bilancio. Da Palazzo Chigi nessun dietrofront: ”spiegheremo le nostre ragioni”.

Il 22 novembre 2018 rischia di essere una data non particolarmente felice da ricordare per il popolo italiano ed il suo governo. La Commissione Europea ha infatti definitivamente rigettato il documento programmatico per la ma-novra di bilancio del 2019 presentata dall’Italia, avviando la procedura d’infrazione a causa di un deficit eccessivo, che non permetterebbe al debito pubblico di calare.
Partiamo con ordine. L’approvazione della legge di stabilità suscita sempre grande interesse, dato che da essa dipende, in primis, la solidità dei conti pubblici per quel determinato anno e, a seguire, per i successivi tre anni, puntando così la lente d’ingrandimento sul nuovo governo italiano. La legge di bilancio, come da iter, viene preparata e poi presentata entro un mese dalla presentazione del DEF (Documento di economia e della finanza), al Parlamento. In caso di approvazione andrà in vigore dal primo gennaio dell’anno successivo, dopo la pub-blicazione in Gazzetta ufficiale.
L’iter. Entro il 27 settembre di ogni anno viene quindi presen-tato il DEF, il Governo ha da allora un mese di tempo per preparare il disegno di legge, mentre il 15 ottobre la legge viene presentata all’UE, la quale esprimerà un primo parere entro il 30 novembre ed uno finale entro la primavera dell’anno suc-cessivo.
Con l’avvento e l’approvazione del federalismo fiscale in Italia, entrato in vigore nel 2009, la Legge di Bilancio e la Legge di Stabilità sono state ac-corpate in un unico testo legislativo e la successiva, ma non scontata accettazione parlamentare, non segue più due diffe-renti iter, bensì solo uno. La legge di Stabilità prevedeva tra le altre cose, spese, entrate, indebitamento dello Stato e l’attività economica di comuni, province e regioni. La legge di Bilancio anticipava le entrate e le spese pubbliche per l’anno corrente che il Governo doveva comunicare al Parlamento. Dal 2016 si è deciso di unire le due Leggi in un unico testo legislativo.
La manovra del governo gialloverde. La legge presentata dall’attuale maggioranza prevede una manovra vicina ai 25 miliardi di euro e tra i punti chiave troveremo: reddito di cittadinanza, riforma delle pensioni, flat tax, blocco aumento dell’IVA e bonus per le assunzioni dei giovani, come punti cardine.
L’Unione Europea ha posto sotto la lente d’ingrandimento il nuovo governo italiano targato M5S e Lega, non solo per il tema sulla sicurezza, sull’immigrazione e sulla zona euro, ma anche e soprattutto per un disegno di legge in materia di bilan-cio che la stessa definisce: “dopo aver valutato il documento programmatico di bilancio rivisto, presentato il 13 novembre, la Commissione conferma l’esistenza di un’inosservanza particolarmente grave della raccomandazione rivolta all’Italia dal Consiglio dell’UE il 13 luglio 2018. Il 23 ottobre 2018 la Commissione aveva già adottato un parere in cui ri-scontrava un’inosservanza particolarmente grave nel docu-mento programmatico di bilancio iniziale presentato dall’Italia il 16 ottobre 2018”.
I tre punti cardine cha hanno portato a questo tipo di responso da parte dell’UE, come si legge nel comunicato, sono: “gli ampi divari dell’Italia rispetto al parametro di riduzione del debito”; “il fatto che i piani del governo implicano un notevole passo indietro sulle passate riforme strutturali volte a stimolare la crescita”; “il rischio di deviazione signifi-cativa dal percorso di aggiustamento”.
Le reazioni da parte dei leader di M5S e Lega non si sono fatte attendere. IL Premier Conte si dice pronto al dialogo con Bruxelles; Salvini dribbla con una battuta: ”Lettera UE? Aspettiamo quella di Babbo Natale”; Di Maio “non molla” famiglie ed imprese; per Tria drammatiz-zare non fa bene all’Europa. Bruxelles dal canto suo non sembra voler far sconti all’Italia e le parole del Vi-cepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis sembrano chiare: “In una situazione di debito molto alto, l’Italia sta essenzialmente pianificando una spesa aggiuntiva significativa, invece della necessaria prudenza di bilancio. Inoltre, voglio dire che l’impatto di questa manovra sulla cre-scita sarà probabilmente negativo dal nostro punto di vista. Non contiene misure significative per rafforzare il potenziale di crescita, anzi, possibilmente il contrario”.
L’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo, da parte dell’UE nei confronti dell’Italia, non è di certo la prima dalla nascita del modello europeo dal 1946 ad oggi, ma rischia di danneggiare ancor di più il Bel Paese visto la già alta sfiducia da parte dei soggetti a cui ha intenzione di rivolgersi sui mercati per realizzare le sue promesse.

A cura di GianMarco Andrieri

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