“Ricordati sempre”: nuovo singolo dei “Villazuk”

La band cosentina continua a cantare la “libertà”

“Ricordati sempre che pos-sono chiudere il corpo, ma non riusciranno a spegnere il nostro sorriso di libertà. Ricordati sempre di amare la vita ogni giorno. Ama la vita, ama la vita la malavita no…“
Queste alcune delle parole di “Ricordati sempre”, nuovo brano dei Villazuk, band cosentina prettamente cantautorale, ma che ingloba più generi sonori.
“Ricordati sempre” non è un brano qualunque perché nasce nel penitenziario di Viale Cosmai e racconta la vita di chi, detenuto, perde la libertà fisica, ma non quella dell’anima. Un detenuto è un es-sere umano, che continua a pensare, a sognare, ad amare al chiuso di una cella: è un essere umano che dovrebbe essere rieducato e recuperato per essere restituito alla società.
Il brano scritto da Domenico Scarcello, ispirato dai pensieri dei detenuti e arran-giato dai Villazuk, ti trascina nel chiuso di una cella fino a riuscire a farti sentire l’odore, gli stati d’animo, la solitudine, l’inquietudine, ma al contempo la forza di vivere di chi si sveglia ogni giorno con gli occhi rivolti alle sbarre.
Nonostante sia un brano novello concorre già per la 9° edizione del premio “Musica contro le mafie”.
Prima ancora che con “Ricordati sempre” i Villazuk hanno portato all’esterno la vita detentiva con “Si guardu fora”, brano, scritto in lingua dialettale da Do-menico Scarcello e Cosimo Bevilacqua, che arriva agli ascoltatori direttamente come un pugno nello stomaco. “Si guardu fora i mura nun vidu nenti, si chiudu l’occhi penso a tutti li momenti, si guar-du fora siantu li lamenti e si nun cangia fora dintra un cangia nenti”: con queste parole i Villazuk cantano la sofferenza, le sensazioni d’animo delle persone re-cluse e denunciano la necessità che sia la società esterna a cambiare, affinché il cambiamento positivo possa riflettersi anche in chi è recluso.
I due brani sono il risultato di un proget-to musicale che i Villazuk hanno avviato da diverso tempo nell’Istituto di pena cosentino e che portano avanti con pas-sione e determinazione. La band, nata nella presila cosentina, ha dato la possibilità ai detenuti ristretti nel penitenzia-rio calabrese di imparare a suonare uno strumento musicale e comporre brani, grazie all’invito delle associazioni “Promidea” e “Liberamente”.
I Villazuk sono entrati per la prima volta in carcere nel 2011 con la voglia di mettere in discussione i pregiudizi esistenti nei confronti dei soggetti detenuti. Inizialmente hanno incontrato 15 persone, che si sono incredibilmente messe in gioco e che alla fine del progetto hanno imparato a rispettare il ruolo dell’altro, grazie all’aiuto prezioso della musica.
E’ la testimonianza lampante di come sia fondamentale che la città entri in carcere e porti le proprie professionalità e la propria umanità al servizio di quella attività trattamentale, che è la base di partenza per la rieducazione del condan-nato.
Quella della band cosentina è una denuncia indiretta nei confronti del siste-ma carcerario obsoleto, afflittivo, che talora disumanizza anziché umanizzare come vorrebbe l’art. 27 della nostra Costituzione. I Villazuk, dando voce a chi spesso voce non ha, sottolineano come sia necessaria una rivisitazione del sistema penitenziario – da tempo, infatti, si attende una riforma che si focalizzi sulle risorse e sugli strumenti necessari alla rieducazione del condannato – e precisano come non sia il personale operante il vero responsabile dell’attuale inciviltà delle nostre carceri: “Non è la curpa di chini ci lavura…”.
Da ultimo, la band cosentina è salita sul palco dell’Auditorium Parco della Musica-Roma con lo storico brano “Fiorecrì” per la finalissima del premio “De Andrè” dopo aver conquistato la vittoria nell’arena dello Stretto e in Molise. E’ mancata la vittoria finale, ma «non c’è delusione, resta tanta bellezza, la soddi-sfazione di aver dato il massimo! Senza frasi di circostanza, resta la meraviglia di fare musica e condividerla sulle auto-strade della libertà. Grazie a tutti voi per averci accompagnato come sempre», hanno scritto i Villazuk sulla loro pagina ufficiale.

A cura di Viviana Rosito

 

 

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