“C’era una volta la Musica…”

Nell’88° edizione degli Oscar del cinema, il maestro Ennio Morricone, 88 anni, ha vinto l’ambita statuetta per la migliore colonna sonora composta per l’ottavo film di Quentin Tarantino, “The hateful eight”. Nella notte tra il 28 e il 29 febbraio, la più attesa dell’anno per gli appassionati di cinema e per gli addetti ai lavori, è Queency Jones a consegnare l’Oscar al Maestro, chiamandolo affettuosamente “fratellino”. Tutti in piedi nella sala gremita del Dolby Theatre per rendere omaggio al genio italiano, che ha composto 500 musiche, tra film e serie tv, regalandoci dei veri e propri capolavori senza tempo. Il compositore romano, con una formazione da trombettista, nel corso della sua lunga e prolifica carriera, ha saputo destreggiarsi con incredibile facilità tra generi e ambiti musicali totalmente diversi tra loro; dalla canzone leggera, suoi gli arrangiamenti del grande successo di Mina “Se telefonando”, alla musica da camera, corale e d’orchestra, fino alle sperimentazioni contemporanee. Il suo genio compositivo esplode grazie ad una serie di collaborazioni in ambito cinematografico, che confermano l’incredibile versatilità, mai a scapito, anzi sempre favore, del livello di qualità della sua scrittura. Collaborazioni che vanno da Sergio Leone a Giuseppe Tornatore, da Bernardo Bertolucci a Elio Petri, da Brian De Palma a Oliver Stone, da Ettore Scola a Roland Joffè, da Pierpaolo Pasolini a Pedro Almodòvar, da Franco Zeffirelli a John Carpenter passando per Dario Argento fino all’ultimo Quentin Tarantino. Singolare è l’uso che il maestro Morricone fa degli strumenti e degli effetti sonori, caratteristiche che rendono le sue partiture
uniche e che hanno contribuito a fare delle pellicole da lui musicate delle vere e proprie icone della storia del cinema. Originalissimo l’impianto musicale nella “Trilogia del dollaro” di Sergio Leone,caratterizzato da strumenti poveri quali il fischio, che ricorda il grido di un coyote, sottolineando il selvaggio west, il marranzano, tipico strumento siciliano che conferisce ironia, la frusta e la campana; da questi suoni arcaici si passa alla chitarra elettrica che attualizza il clima attraverso l’aggressività tipica del rock; i toni poi diventano decisamente più celebrativi sul finale grazie a un coro di voci maschili e all’orchestra d’archi. Come dimenticare poi il carillon di “Per qualche dollaro in più” che tiene alta la tensione del duello finale e il suono incalzante dei tamburi, presenti in tutta la trilogia, che riporta alla mente un branco di cavalli al galoppo. Diverse le sonorità nella “Trilogia del tempo”: orchestra d’archi, la voce di Edda Dell’orso, e il flauto di Pan, conferiscono al clima grande solennità e un tono più epico. Più nostalgico invece il tema di “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore: qui ascoltando il piano e gli archi che danno corpo all’opera è difficile trattenere le emozioni. Emozioni che ritornano prepotenti nella colonna sonora di “Mission” del regista Roland Joffè: arpeggi di chitarra di tradizione spagnola, canti liturgici, percussionismi tribali, tutti elementi che identificano i diversi mondi culturali che il film propone e il bellissimo “Gabriel’s oboe” che va dritto al cuore di chi ascolta. Per “The hateful eight” il western di Quentin Tarantino, che strizza l’occhio al giallo e al thriller, invece, il maestro ha confezionato una colonna sonora che trabocca di suspense. Nel tema principale i violini suonano una nota acuta e solitaria, mentre i fagotti bassi e potenti caricano il clima di tensione. La storia è ambientata nelle valli innevate del Wyoming per poi svilupparsi all’interno di una locanda; la musica riflette l’acuirsi dei contrasti tra i personaggi e lascia sinistramente intuire il cruento finale del film. Tanti premi e riconoscimenti in tutto il mondo per le opere del maestro Morricone, a stupire ancora di più però c’è la sua grandissima umiltà: dal palco degli Oscar, a testa bassa e con la voce rotta dall’emozione, rivolge il pensiero più importante alla moglie Maria, rivelando una dolcezza e una sensibilità propria solo dei grandi.
Con le sue splendide melodie il maestro Morricone rivela sé stesso e mette a nudo la sua anima, ci invita a fare lo stesso ascoltandole con attenzione. Come può la musica avere questo potere? Portarci col solo ascolto da una sala cinematografica di un paesino della Sicilia, al selvaggio e arido west, passando per la giungla dei paesaggi mozzafiato del Paraguay e poi via veloci tra le nevi del Wyoming? Eppure tutto questo accade come per magia. Provare per credere. Il segreto è chiudere gli occhi e ascoltare. Che il viaggio abbia inizio!

Alba Fuoco

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