Come il fuoco del camino

Cannabis sì o cannabis no, questo è il problema. L’Italia da anni è alle prese con il quesito amletico della legalizzazione della canna-bis, divisa tra proibizionisti e possibilisti. Lo scontro a livello concet-tuale avviene tra chi ritiene che la marijuana vada sempre e co-munque considerata una droga e chi invece ha ammesso, oltre alla possibilità di uno strumento di divertimento per i più trasgres-sivi, anche una possibilità attraverso cui contravvenire ad eventua-li problematiche di tipo sanitario come nel caso di anoressia, AIDS e malati tumorali che, sfruttando il delta-9-THC, una proteina com-ponente di sostanze come la cannabis e i suoi derivati, potrebbero eliminare il senso di nausea, ridurre gli spasmi e la spasticità mu-scolare, traendone dunque alcuni considerevoli vantaggi terapeu-tici. Così come nel nostro Pese non esiste una linea di demarcazio-ne ben definita sulla cosiddetta ‘war on drug’ , anche Negli Stati Uniti, ad esempio, ogni singolo Stato decide se legalizzare l’uso personale e medico della cannabis e, di fatto, anche nell’Unione Europea non è presente una visione comune sulla marijuana e sul suo inserimento tra le sostanze stupefacenti. Il problema in que-stione è successivo al Decreto del presidente della Repubblica risa-lente al 1990 a proposito delle norme in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilita-zione dei relativi stati di tossicodipendenza, seguito dal referen-dum popolare del 1993 in cui si sancì la non punibilità dei consu-matori. .La normativa è stata modificata nel 2006, convertendo in realtà il decreto legge dell’anno precedente, dal momento in cui il Governo durante la discussione parlamentare in sede di conver-sione presentò un emendamento composto da decine e decine di articoli che andarono a cambiare radicalmente la legge preceden-te sulle droghe,e, alla cui emanazione, è seguito un acceso dibatti-to pubblico, che ha avuto ad oggetto, in particolare, il trattamento sanzionatorio riservato al semplice consumatore, specialmente in relazione all’uso di cannabis. Nella prima metà di questo mese la Corte Costituzionale dovrà decidere se la famigerata legge sulle droghe Fini-Giovanardi è illegittima o meno, per il fatto che, un decreto legge per potere essere emanato dal Capo dello Stato ri-chiede la verifica della sussistenza dei requisiti di urgenza e neces-sità e, nel caso si dovesse decidere per l’abrogazione della propo-sta di legge in questione, rivivrà la precedente legge Jervolino-Vassalli . In Italia solo di recente si è sviluppato un dibattito politico intorno alle possibili alternative riguardanti la droga e più specifi-camente la cannabis. Il nostro è uno dei pochi paesi occidentali dove si equiparano l’hashish e la marijuana a cocaina ed eroina, eguaglianza che secondo alcuni studiosi non dovrebbe essere am-missibile. La locuzione droga leggera viene usata comunemen-te,infatti, per identificare sostanze stupefacenti quali ad esempio la cannabis e i suoi derivati ( marijuana e hashish), LSD, DMT e alcu-ne sostanze psichedeliche come i funghi del genere psylocibe, in-capaci di creare dipendenza nel senso medico del termine e le cui proprietà psicotrope sono inferiori rispetto a quelle di altre come la cocaina, l’eroina, le anfetamine, i barbiturici, ecc, noti per effetti devastanti come la dipendenza fisica nonché psicologica, l’assuefazione e la morte a causa di una dose eccessiva (overdose). Persino la cannabis a lungo andare può indurre sonnolenza, irrita-bilità, stati ansiosi e depressivi, tachicardia e in casi più gravi sono stati verificati eventi di psicosi conclamata, soprattutto tra chi ha cominciato a farne uso in età giovanile, eppure, studi approfonditi hanno dimostrato, attraverso le varie statistiche, come, per quanto sia o possa essere pericoloso il principio attivo del tetracannabino-lo contenuto nella cannabis, l’abuso di alcol e tabacco, considerati “droghe” legali, siano capaci di provocare vere carneficine: secon-do una ricerca dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2013, il fumo uccide nel mondo circa sei milioni di persone ogni anno, mentre l’Istituto superiore di Sanità ha stimato che solo in Italia ne-gli ultimi 12 mesi sono morte a causa dell’alcol 30 mila persone, trenta volte il numero dei decessi causati nello stesso periodo da overdose da eroina e oppiacei. Se nel decennio 2005-2015, l’Oms ha chiosato, alcol e tabacco potrebbero causare tumori mortali a quasi 30 milioni di persone, leggendo il capitolo sui decessi causati dai vari narcotici, contenuto nella relazione 2011 della UE salta agli occhi che un paragrafo sulla canapa non è stato nemmeno
stilato.
erbaRimane tuttavia un dato inoppugnabile: nel nostro Paese già da tempo quasi tutte le droghe considerate illecite sono “uguali”tra loro, ma l’abuso di farmaci, di alcolici e l’uso di tabac-co, nonostante siano capaci di causare dipendenza allo stesso modo, se non in misure quasi più larghe,e, complessivamente, molti più danni rispetto alle droghe illegali, questi continuano ad essere tollerati e consentiti, legalizzati e liberalizzati, se non in ca-so di danni all’incolumità degli altri individui (guida in stato di eb-brezza).Perché ? Molto di ciò che viene detto sulle droghe legali potrebbe valere automaticamente anche per quelle illegali e vice-versa, volendo considerare l’aspetto salutifero di entrambe. La scelta di inserire o meno una sostanza in una tabella che la defi-nisce illecita non è strettamente legata alla sua maggiore o mino-re pericolosità oppure alla capacità di creare dipenden-za. Considerare, pertanto, i derivati della canapa come gli oppia-cei o i derivati della coca su un piano diverso da quello degli alco-lici o del tabacco, può avere vantaggi e svantaggi a seconda dei punti di vista ma questo non incide per nulla su una situazione complessiva in cui è frequente il poliabuso di sostanze legali ed illegali assieme. <<Legalizzando le droghe leggere si escludereb-bero casi di ragazzi che incominciano a fare uso di droghe pesan-ti perché imbattutisi durante la ricerca, illegale, di droghe legge-re; grazie alla legalizzazione si avrebbe una vendita legale di ma-rijuana e hascisc in un ambiente controllato dalle forze dell’ordi-ne e, quindi, nel quale non ci sarebbe la presenza di droghe pe-santi>> , riportano alcune interviste e le ipotesi fornite sembrano essere confermate, o quanto meno avvalorate, dai dati pervenuti in Olanda in seguito alla legalizzazione delle droghe leggere: do-po un decennio di legalizzazione si è avuto il risultato sì di un pic-colo aumento della percentuale di consumatori di marijuana, ma, cosa più importante, si è riscontrata una consistente diminuzione della percentuale di giovani che fanno uso di droghe pesanti, molto più facilmente capaci di condurre fino alla morte, rispetto a quelle leggere. In realtà, secondo la maggior parte, ci sarebbe un’ulteriore differenziazione da apporre tra il concetto di legaliz-zazione e quello di liberalizzazione, dal momento in cui il primo presuppone la creazione di un tessuto di regole, di diritti e doveri cui attenersi in virtù di un corretto funzionamento di un eventua-le nuovo sistema adottato, mentre, il secondo, prevede il lasciare il problema in una zona franca e senza vincoli, quasi disinteres-sandosene: finora pare infatti che il proibizionismo non abbia sor-tito gli effetti agognati, ma che, al contrario, abbia quasi incenti-vato maggiori guadagni per le mafie e un’ulteriore diffusione del mercato nero. Ecco perché, per quanto difficile possa essere, bi-sogna discutere in maniera attenta ed accurata su come la pre-senza della componente mafiosa in un Paese come il nostro non possa eludere dalla necessità di controllare quelle sostanze che potrebbero, non soltanto ridurre il numero di giovani che si acco-stano ai ‘paradisi’ senza via d’uscita delle droghe pesanti, ma con-sentire, inoltre, di contrastare la criminalità, dal momento in cui, escludendo il coltivatore privato, oggi il mercato della marijuana è nelle mani delle organizzazioni criminali. Legalizzare questo ambito tanto al centro dei dibattiti politici e non negli ultimi gior-ni, vorrebbe dire togliere una fetta importante del mercato degli stupefacenti proprio alla malavita: la produzione in territorio ita-liano sarebbe gestita dallo Stato, il quale, a sua volta, gestendone direttamente la distribuzione, otterrebbe potenzialmente grande guadagno per le casse dell’erario (in Colorado solo per le entrate fiscali della cannabis terapeutica ammontano ad oltre 5 milioni di euro, mentre un report del Medical Marijuana Business Daily pre-vede che alla fine del 2018 il mercato Usa della cannabis, grazie ai due referendum, arriverà a sfiorare i 6 miliardi di dollari; secon-do i radicali in Italia, invece, lo Stato potrebbe incassare dalla le-galizzazione fino a 8 miliardi di euro, risparmiando somme enor-mi oggi investite per la repressione del fenomeno). Numerosi i pro: maggiore controllo,ponendo dei limiti precisi al possesso personale e stabilendo pene ancora più aspre per chi sfora le quantità consentite o arreca danno a persone o cose (ad esem-pio alla guida di un veicolo), utilizzo ai fini terapeutici, nascita di una filiera economica e miglioramento strutturale delle condizio-ni delle carceri, Considerato l’ingente numero di detenuti con-dannati per possesso o spaccio di cannabis, ritenuta per legge, eguale ad una qualsiasi altra sostanza psicotropa. Altrettanto nu-merosi, come in ogni cosa del resto, sono i contro, da identificare con le situazioni opposte a quelle elencate precedentemente, in primis con un possibile aumento dell’abuso. Rimane tuttavia una verità ineludibile, quella secondo la quale, così come si combatte la pericolosità degli incidenti stradali, non vietando l’uso dell’au-tomobile, ma con l’azione capillare di efficaci campagne di pre-venzione e con la continuità e la severità dei controlli, allo stesso modo potrebbe essere molto più facile eliminare il passaggio dal-le droghe leggere a quelle pesanti ed evitare che circolino sul mercato droghe sintetiche estremamente pericolose per la salute o, addirittura, mortali. Finora, in un regime di repressione legale, gli appelli all’astinenza e alla morigeratezza non hanno portato a nulla, ed auspicare in una totale scomparsa dei consumatori reci-divi è una realtà, ahimè, utopica: il progresso continua a dilagare imperterrito e i mezzi che cercano di sovrastare l’intelligenza u-mana sono infiniti; ogni anno nelle scuole, fin dalla più tenera età
vengono indette campagne di lotta e prevenzione alla divulga-zione di sostanze, di una qualsivoglia specie e composizione, ca-paci di indurre dipendenza, eppure il fenomeno finora non è sta-to neanche lontanamente limitato, nonostante gli arresti, nono-stante la morte. Legalizzare la cannabis, non significherebbe ren-dere il suo consumo una prassi o un incentivo, ciascun individuo, così come sosteneva l’illuminista Kant, è dotato di intelligenza, grazie alla quale può uscire dallo stato di minorità che gli deriva da un eccessivo affidamento agli altri anche quando si tratta del-le proprie scelte: se io so che il fuoco del camino scotta, per quan-to belle ed affascinanti possano essere le sue scintille, sempre io, non mi avvicinerò mai abbastanza da rimanere ferito. Cosa signi-ficherebbe abbracciare, anche solo per un istante di prova, l’ideologia di chi, prima di noi, si è visto coinvolto in questo arca-no mistero per poi analizzare, in maniera concreta, le conseguen-ze delle scelte fatte? Alla coscienza di ciascuno di noi spetta l’ardua risposta.

Stefy Bertucci

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