Uno strano viaggio

Ho aderito all’iniziativa lodevole, volutamente divulgativa, di dare un personale contributo alla co-stituzione di questo numero di “Alba Novella”, offrendo una ri-flessione a piccoli gesti quotidia-ni, pieni di forza e pazienza, co-me sono quelli di lavorare la fari-na.
pane1Gesti che oggi, possono appari-re così distanti dal nostro abitua-le modo di vivere ma che regala-no momenti di pura contempla-zione e fascino, che fa prendere coscienza della nostra arida mo-
dernità dove dimora l’ostentata apparenza.
Se vogliamo, tutto ruota nel compimento di uno strano viag-gio. Il viaggio di un chicco di grano, destinato a germogliare, crescere e farsi pane.
Il pane, da sempre l’alimento principale dell’uomo, fu usato dagli antichi egizi e fu alimento comune dei greci e dei romani.
Oggi, è difficile trovare una tavo-la dove esso non accompagna i pasti, anche se i nostri figli e i no-stri nipoti non ne vogliono quasi mai as-saggiare, a meno che non riusciamo a spalmare qualche fetta con qualcosa di dolce e allo-ra li vediamo cedere senza resistenza alcuna, e, pensare che non c’è biscotto che tenga al posto di una bella zuppa di latte con il pane.
Anche i nostri padri, durante la nostra crescita, ce l’hanno spes-so sottolinea-to….”na de mangiare pa-ne”!
Oggi, si può anche affer-mare che se il nostro “Stivale” fos-se fatto di pa-ne, lo man-
geremmo in tantissimi modi di-versi.
Pane bianco, nero, al sesamo, di segale, alle olive, alle noci, al mais, alle cipolle, ai fiocchi d’avena, ai semi di finocchio, al miele.
“Pane di cappella” in Abruzzo, “u Felattd” in Basilicata, “la Pitta” in Calabria, “Pane cafone” in Cam-pania, “la Piadina” in Emilia Ro-magna, “Pan de frizze” in Friuli, “Pane di Genzano” nel Lazio, il “Pane di Triora” in Liguria, “Mantovano” in Lombardia, “Integrale” nelle Marche, “Caciatelli” in Molise, “Mica” in Piemonte, “Griselle” in Puglia, “Pane carasau” in Sardegna, “Pane forte” in Sicilia, “Pane d’Altopascio” in Toscana, “Pane di segale” in Trentino, “Pane di Terni” in Umbria, “Pane nero” valdostano, “Ambrogiano” nel Veneto. Sono innumerevoli le varietà di pane che si producono in Italia.
Il pane, introdotto nelle diete, tolto dalle diete………
Ma che tavola sarebbe, la no-stra, senza la presenza di questo straordinario alimento?!
Ritornando al viaggio del chicco di grano, dalla terra alla tavola, certo, oggi, si è perduto il gusto di vedere un mucchio di spighe sull’aia, la lenta mietitura, la treb-biatura pazientemente prepara-ta, perché tutto ciò ha ceduto il posto alla velocità dei movimenti meccanici di moderne macchine speciali che passano e non ci fanno vedere né il grano né la paglia.
Non ci sono più nemmeno i mu-lini ad acqua, la cui forza aziona-va le grosse macine di pietra per trasformare il grano in farina.
Penso, si è anche perduta la con-templazione del grano, i sogni, le speranze, le delusioni, i propo-siti, la generosità, la felicità e le amarezze di quando si esclama-va, prendendo in pugno i chic-chi di grano, “annata magnifica”, oppure “quanta fatica sprecata” oppure “raccogliamo solo pa-glia” o ancora “non ci possiamo lamentare, poteva andare peg-gio”.
Oggi però, pur essendo anacro-nistico parlare di tradizioni e ri-tuali, dall’aratura al raccolto, al pane, che scandiva l’arco tempo-rale dell’intero anno, perché l’economia industriale ha defini-tivamente sostituito quell’agricola, in una confusa ansia di rinnovamento totale, siamo alla riscoperta della tipicità e della genuinità del prodotto pane.
Siamo alla riscoperta di quei ce-reali una volta considerati “poveri”, per apprezzarne le loro proprietà ed avere dei prodotti di gran qualità, tanto da indurre moltissima gente a prendere in considerazione, tra le varie usan-ze, anche quella di fare il pane cosiddetto casereccio.
Personalmente ho sempre pen-sato, fotografando ritualità e ge-sti che si tramandano, che il no-stro rapporto col passato vada realizzato attraverso un insegna-mento che consenta di trasmet-tere i saperi e la cultura antropo-logica delle generazioni che ci hanno preceduto.
I nostri padri, forse lontani nel tempo ma vicini nella fatica e nei bisogni, a cui dobbiamo essere grati, ci hanno fatto capire il pro-cesso laborioso e intelligente che porta dalla materia prima a risultati così preziosi per le nostre necessità.
Come si prepara il pane, come se ne apprezza il gusto, forse chi vi-ve nei piccoli paesi come il no-stro, conosce ancora gli antichi gesti della tradizione, ma per chi vive in città e soprattutto per le nuove generazioni, queste attivi-tà sono spesso sconosciute.pane2
Pane e polvere, il lavoro e la fati-ca, il passato ed il futuro.
Tutto, fa la storia di un popolo.

Antonio Mancuso

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