Renè Magritte, Lo strupro (1945) Olio su tela – 65,3×50,4

lo stuproIn questo quadro, il volto di una donna è stato dipinto negli ele-menti essenziali del suo corpo. Gli occhi sono diventati i seni, il naso è rappresentato dall’ombelico e i genitali sostituiscono la bocca, così scrive Magritte nella “linea della vita”. L’artista tra-sforma il volto femminile in puro oggetto del desiderio, un cor-po che viene usato per poi essere gettato via. La donna nei dipin-ti di Magritte appare sempre nuda, quasi come se la nudità rap-presentasse un corpo sacro e casto da non violare, così come il male appare sempre vestito, da capo a piede, nei panni della ri-spettabilità. La bellezza di questo quadro è proprio nella geniali-tà di Magritte nell’utilizzare un volto di donna per rappresentare lo stupro. L’artista, infatti, priva il volto della donna di individu-alità, di espressione e di sentimento, trasformandolo in un mo-stro di carne pronto all’uso.

Giusy Cundari

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