Fertility of Brain

La campagna ministeriale sulla fertilità, tra ciò che voleva essere e ciò che si è dimostrata.

Il “Fertility Day” trova la propria ragion d’essere in un documento del ministero della Salute, noto come “Piano nazionale per la fertilità”, lungo 137 pagine e reso pubblico nel maggio 2015, a seguito del quale, in data 22 Settembre 2016, è stata indetta una giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema della fertilità e sul rischio della denatalità, un’iniziativa promossa per la prima volta in Italia (a contrario di altri Paesi, quali Nuova Zelanda e Irlanda). Sulla base del suddetto documento, contenente anche i risultati di un tavolo consultivo ministeriale presieduto sia da politici quanto da docenti universitari e medici, e presi come riferimento i dati ISTAT del 2014, secondo cui, in Italia, il tasso di fecondità – cioè, a grandi linee, il numero medio di figli che partorisce ogni donna – è piuttosto basso (come del resto in diversi altri Paesi occidentali quali Spagna e Germania), pari a 1,37, un tasso identico a quello registrato dieci anni fa, si è proceduto concretamente con la programmazione di corsi, eventi dedicati ai medici, campagne sui giornali e nelle scuole, manifestazioni varie e di quattro tavole rotonde con collegamenti video in streaming nelle città di Roma, Bologna, Padova, dove sono stati ospitati esperti in materia, operatori sanitari, rappresentanti degli ordini professionali e associazioni varie; sono stati inoltre ideati i Villaggi della Fertilità, ovvero dei gazebo nei quali esperti, professionisti e società scientifiche hanno elargito consigli e screening gratuiti. Infine, per completare il lancio della giornata di sensibilizzazione, è stata attivata una campagna di comunicazione sui social network, è stato realizzato il sito con il relativo giochino web in cui si poteva scegliere se interpretare uno spermatozoo o un ovulo e cercare di evitare dei piccoli ostacoli posti lungo la strada (rappresentati da oggetti come boccali di birre e pillole), al fine di catturarsi reciprocamente, anch’esso parte di quell’ingente prodotto materiale promozionale scaricabile direttamente dal sito del ministero. Sembrava chiaro dunque: sensibilizzare, informare, prevenire, curare e aiutare, con il primario obiettivo di «informare i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio, celebrando questa rivoluzione culturale dove la parola d’ordine sarà scoprire il “Prestigio della Maternità”». La campagna promossa, tuttavia, ha riscontrato le ostilità e le polemiche dei cittadini con un mese di anticipo rispetto alla data prevista per l’evento: sarà stata la fantomatica locandina pubblicitaria che ritrae una ragazza con una clessidra in mano e con la scritta “La bellezza non ha età, la fertilità sì”, sarà stato il viscido e immediato richiamo alle campagne indette da regimi totalitari novecenteschi che incitavano alla procreazione nella consapevolezza di adempiere, così, al volere dello stato, sarà stata l’equivocabile parvenza che la maternità sia più un dovere che una scelta, sarà stata la lapidaria denuncia di Saviano: << La fertilità è una caratteristica fisica individuale. Il Ministero della Salute dovrebbe fare ricerca e rendere accessibile la procreazione per quelle coppie affette da sterilità e non invitare genericamente a fare figli. Research&Development dovrebbe essere la tendenza e invece questi ci riportano al Medioevo», o la consapevolezza amara di vivere in un Paese che non tutela le madri, i padri, i figli, senza lavoro stabile, senza agevolazioni parttime, con rette disumane da pagare per gli asili nidi, senza ricerche sulle tecniche di procreazione, senza rispetto delle gestanti lavoratrici, senza politiche reali a favore della famiglia, ma il solo pensare di indire un’iniziativa che inciti e stimoli alla riproduzione quasi si trattasse di un meccanismo robotico da attivare con un pulsante (perché essere genitori è cosa ben diversa), risulta semplicemente aberrante, ipocrita. Le immagini diffuse sono pregne di frasi che suggellano il messaggio del Fertility Day, da quella sull’imperdibile treno della fertilità, a quella sulla cicogna da non aspettare, per finire a quella sui genitori giovani definiti “il miglior modo per essere creativi”. È così, dunque, che il tacito intento di sensibilizzare alla fertilità è stato soppiantato da un irrispettoso desiderio di introdursi nella vita di ciascuno per dettare legge, nel tentativo di sopperire a quei dati scottanti e scomodi che si registrano ormai da anni, ma anche alla dura realtà che vede le donne introdotte in un mondo lavorativo dalla mentalità e dagli orari prettamente maschili, che le ha progressivamente private della possibilità e, talvolta, finanche del desiderio di avere figli, accomunandole, indistintamente, a chi non può averne e a chi non vuole averne davvero, a prescindere dalla carriera o dal ricatto morale del licenziamento. E poco importa che il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, abbia esplicitato che il messaggio della campagna verrà rimodulato giacché l’intento non era offendere ma indurre alla riflessione, perché l’affermazione e soddisfazione personale non sono atti egoistici, perché contravvenire ai numeretti agognati dalla sacrosanta madre patria non è abominio, perché preservare i propri ovuli non è come preservare i giga del cellulare o i punti della spesa, perché non esistono promozioni o tempi stabiliti per avere figli, perché sentirsi madri e padri e desiderare di diventarlo è ben più complicato di un rapido concepimento, perché se la genitorialità fosse un accumulo seriale scandito dall’inesorabile scorrere del tempo, non ci sarebbero la gioia, l’attesa, il desiderio incontenibile di mettere al mondo un’altra vita, quando si è davvero pronti e capaci di mettere da parte la propria.

A cura di Stefy Bertucci

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