Capire la satira

Difendere la libertà di espressione quando non si esprime su di noi, ma censurarla quando si esprime su di noi e non ci piace. Lo strano rapporto degli italiani con l’arte della vignetta.

Uno degli argomenti che più ha stuzzicato l’indispensabile parere del popolo italiano, ultimamente, è la critica mossa nei confronti della satira del settimanale edito in Francia. Intanto, facciamo un passo indietro, per capirci. Cos’è la Satira? Perché ha fatto così tanto parlare di sé? Come ha trovato il potere di arrivare anche alle persone abituate, al massimo, alle barzellette della Settimana Enigmistica? La satira, che sia a fumetti o meno, è un tipo di scrittura o di composizione di natura principalmente umoristica, che cerca di porre l’accento su situazioni, eventi o condizioni particolari dell’uomo o delle sue azioni, ed è caratterizzata da una vena fortemente canzonatoria e da un’ironia difficilmente apprezzabile da tutti. Detto ciò, Chi è Charlie Hebdo? Come già accennato in precedenza, è un settimanale satirico francese che, dal 1970, pubblica articoli su politica e società estera e locale, tutti sempre conditi da vignette a sfondo satirico. Dunque, la domanda che sorge spontanea è: ma se avvertiamo perfino la necessità di spiegare cos’è la satira, come fa la gente a parlare di Charlie Hebdo, una realtà, fino a pochi anni fa, a noi completamente oscura? Il motivo è presto detto. Basta ricordarsi di quel gruppo di vigliacchi terroristi che, nascondendosi dietro a una finta fede, screditandone così il nome e la storia, con la scusa di qualche vignetta poco gradita, hanno ucciso più della metà della redazione di Charlie. E da lì, tutti hanno iniziato a urlare quanto fosse sbagliato limitare la libertà di espressione altrui, tutti si indignavano, tutti hanno espresso la propria completa solidarietà nei confronti dei giornalisti satirici francesi. Solidarietà per Wolinski, Tignous, Charb, Honorè e Cabu, disegnatori e vittime dell’attentato che ha fatto scalpore e che ha intaccato, ancor più gravemente, l’idea di libertà che diciamo di abbracciare. Ma arriviamo così, a fine Agosto 2016, quando, la mattina del 24, l’Italia viene svegliata a suon di speciali dei tg, che annunciano quello che verrà definito “uno dei terremoti più disastrosi in Italia”, dopo quello in Irpinia nel 1980”. Amatrice, piccolo comune italiano in provincia di Rieti, è stato raso al suolo da una fortissima scossa sismica di magnitudo 6.0. Tantissime famiglie hanno vissuto quel dramma davanti ai propri occhi e sulla propria pelle. Ed è qui che Charlie Hebdo scatena l’ira degli italiani: puntuale come un orologio svizzero, pubblica l’ormai famosissima vignetta “Séisme a’ l’italienne”, che ancora oggi fa parlare di sé. “Penne al sugo, penne gratin e lasagne”, nella quale le macerie e i corpi delle vittime vanno a raffigurare tre tipi di pasta nostrana, allo scopo di dimostrare che i danni del terremoto sono ormai una caratteristica tipica italiana. Scelta discutibile? Certo, come ogni cosa. Ma le reazioni sono state molto più drastiche: gente indignata ovunque, generalmente la stessa che fino a qualche tempo fa non mancava di esibire il classico “Je suis Charlie”, condannando il terrorismo che mina la libertà di stampa. Adesso, tutti o quasi, a pretendere scuse e avanzare querele. La redazione di Charlie Hebdo, si è vista, così, costretta a difendersi, pubblicando una seconda vignetta dove veniva spiegato, in maniera più chiara, il senso della prima: “Italiani, non è Charlie che ha costruito le vostre case. È la mafia”. Una cosa dissacrante e deprimente per ogni vignettista che si rispetti. Ma ormai il danno era fatto. Il popolo del web aveva espresso pareri e sentenze: gente ferita, amareggiata dal cinismo di quei disegnatori, perché “parliamo di morti e sui morti non si scherza”. È finita già, dunque, la chiacchierata solidarietà partita da quel tragico7 Gennaio 2015, per la libertà di stampa ed espressione e non solo per Charlie. Perché la satira non è per tutti. Di certo non è per chi non ha voglia di capirla. Buona fortuna, allora, ad Altan, Biani, Ellekappa, Giannelli, Staino, Vauro, a tutti gli altri vignettisti satirici d’Italia, agli aspiranti tali come me. La loro, la nostra, è informazione, mirata a far riflettere con un “pugno” nello stomaco o strappandoti un sorriso. Un bene prezioso, non sempre apprezzato, che tutti dovrebbero sforzarsi di capire e rispettare un po’ di più.

A cura di Maria Valentini

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