Siamo uguali?Quando l’evoluzione dice che il genere non fa la differenza

Ma sei una ragazza». Spesso si sente pronunciare questa frase, come per intendere che l’esserlo sia un limite; come se “donna” fosse sinonimo di inferiorità. Sembra assurdo, eppure oggi, nel ventunesimo secolo, ci sono ancora molte persone che pensano che alcune attività siano riservate esclusivamente agli uomini.
Non si tratta di lavori fisici, talmente faticosi da non essere fisiologicamente adatti a una donna, ma di attività mentali, quasi come se le donne venissero ritenute meno intelligenti degli uomini e inadatte a certe “fatiche mentali”.
Nel mondo del lavoro, ad esempio, spesso e volentieri, il “sesso debole” viene sottovalutato, ricevendo, per lo stesso incarico, paghe molto più basse rispetto ai colleghi uomini. Inoltre, ancora più grave è che talvolta il successo e l’avanzamento di carriera di una donna, piuttosto che essere attribuiti alle capacità lavorative, diventino oggetto di indecenti pettegolezzi detti a mezza voce negli stessi ambienti di lavoro.
Infatti, l’idea che le donne riescano ad ottenere ciò che vogliono con la seduzione è purtroppo diffusa, come se l’aspetto esteriore fosse un’arma ad unico appannaggio del sesso femminile e che solo questo ne abbia mai ottenuto vantaggio.
O ancora si ritiene che la donna non debba lavorare al di fuori delle mura do-mestiche e che il suo unico compito debba essere quello di occuparsi dei figli; ma nella storia le donne hanno sempre dimostrato di saper gestire la famiglia e, contemporaneamente, di lavorare come e più duramente degli uomini, ieri nei campi ed oggi nelle fabbriche e negli uffici. E, per fortuna, sta sparendo l’idea che la donna che lavora toglie il lavoro agli uomini perché in qualche modo, sia pure con lentezza e contraddizioni, è stata socialmente riconosciuta una dignità lavorativa della donna.
Ad essere soggette ai pregiudizi sono anche le bambine e le ragazze in età scolastica le quali, purtroppo, vengono scoraggiate a dedicarsi allo studio di determinate materie, soprattutto nell’ambito scientifico e tecnico, poiché ritenute, appunto, “da maschi”, ma chi sostiene questo ignora il ruolo che le donne hanno avuto nella ricerca scientifica, alcune volte da protagoniste, molto più spesso da ‘invisibili’ comprimarie.
E vogliamo parlare del ruolo delle donne nelle grandi religioni? Per svariate quanto misteriose ragioni in alcune fedi le donne hanno dei limiti all’accesso a determinate funzioni, in altre non possono assumere ruoli sacerdotali ed infine, a causa di interpretazioni integraliste dei dogmi religiosi, sono private di ogni libertà e dignità, sotto-messe agli uomini e soggette a varie forme di violenza.
Ovviamente, rispetto a qualche decennio fa, la condizione della donna è stata soggetta ad un grande miglioramento, e con l’avvento delle nuove generazioni e di una società dalla mentalità più aperta si presume ci saranno ancora altri progressi.
Ma lo scopo non è annullare le differenze di genere, è far si che donne e uomini abbiano le stesse opportunità, abolendo ogni barriera creata dagli stereotipi e dai pregiudizi.

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