Sicurezza sul lavoro

Quando legge e buon senso devono andare necessariamente a braccetto.

L’ordinamento legislativo della Repubblica italiana ha avuto da sempre una particolare attenzione per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Il verificarsi del crescente numero di infortuni e morti sul lavoro, che si è notevolmente accentuato sul finire degli Anni ’90 e a partire dal 2006 fino al 2012, ha fatto sì che le istituzioni si battessero nel sostenere sempre con maggiore forza politiche di prevenzione e una migliore qualità della salute nei luoghi di lavoro, ispirata ad una cultura della legalità e della sicurezza e basata su una costante e forte vigilanza, sul rispetto delle norme e delle condizioni di lavoro. La drammatica questione degli infortuni sul lavoro si impone all’attenzione delle forze politi-che: lo Stato italiano in materia di infortuni sul lavoro spende un’enormità, ed ecco che fare prevenzione può portare ad un notevole risparmio.
La normativa di riferimento che si occupa della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori è il Decreto Legislativo n. 81 del 2008, definito “Testo Unico in materia di Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro”, che riunisce in un unico testo una serie di norme, con il fine ultimo di promuovere il concetto di prevenzione degli infortuni attraverso una corretta valutazione dei rischi, a cui vanno applicate tutte quelle tecniche e strategie volte a ridurre o eliminare i potenziali rischi a cui i lavoratori sono esposti. Si tratta di un Decreto composto da 306 articoli e 51 allegati, suddivisi in 13 Titoli: tale struttura è impostata prima con l’individuazione dei soggetti responsabili e poi con la descrizione delle misure gestionali e degli adegua-menti tecnici necessari per ridurre i rischi lavorativi, con alla fine di ciascun titolo l’individuazione delle sanzioni in caso di inadempienza. Con tale Decreto il legislatore ha voluto semplificare e armonizzare una serie di norme dettate da numerosi precedenti normative in materia di sicurezza sul lavoro, succedutesi per quasi sessant’anni, al fine di adeguare il corpus normativo all’evolversi della tecnica e del sistema di organizzazione del lavoro.
Le innovazioni introdotte dal Testo Unico sono il frutto di quella che è stata l’evoluzione storica dei concetti di salute, pericolo, rischio, danno, sicurezza e prevenzione nei luoghi di lavoro. Alla fine del secondo conflitto mondiale gli impianti e i macchinari utilizzati durante le lavorazioni non erano disciplinati da alcuna normati-va di riferimento in merito alla qualità, alla sicurezza ed alla manutenzione periodi-ca degli stessi e, di conseguenza, si ragionava in termini di “protezione oggettiva”: la filosofia utilizzata dai lavoratori era quella di mantenersi il più lontano possibile dai macchinari non a norma utilizzando una serie di misure precauzionali quali ripari, avvisatori acustici, doppi comandi, per evitare il rischio di incorrere in danni che si sarebbero potuti rivelare più o meno gravi per la loro salute. Negli anni successivi e fino ai giorni nostri, il positivo e continuo crescendo di interessi, dovuto ad una sempre maggiore sensibilizzazione al tema da parte delle Istituzioni, culmina con l’avvento di due pro-cessi chiave: da una parte l’elaborazione del concetto della valutazione dei rischi quale aspetto centrale su cui si fonda l’intero sistema di prevenzione, dall’altra la creazione di una struttura gerarchica fatta di attori che all’interno dell’organizzazione della sicurezza aziendale rivestono un ruolo de-terminante.
Il D.Lgs n.81/08 si applica a tutte le attività, sia pubbliche che private, laddove nasce il rapporto di lavoro subordinato tra datore di lavoro e dipendente; il datore di lavoro avrà una serie di obblighi a cui dovrà attenersi tanto quanto il dipendente, per evitare di incorrere in sanzioni penali ed amministrative. Tra i principali obblighi in capo al Datore di Lavoro c’è la redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) sulla base degli aspetti tecnici dell’attività in questione; valutare i rischi all’interno di un’azienda vuol dire prendere in considerazione tutti gli a-spetti definiti dalla normativa e soprattutto le misure da attuare obbligatoriamente per ridurre tali fattori di rischio, fornendo un’adeguata formazione, informazione ed addestramento dei lavoratori in relazione ai rischi a cui si espongo-no. Il DVR, redatto dal Datore di Lavoro insieme al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), il Medico Competente (MC) e su consultazione del Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza (RLS), è un documento che può presentarsi sia in formato cartaceo che digitale e dev’essere sempre custodito in azienda; rappresenta la “carta d’Identità” aziendale, all’interno della quale sono presenti gli estremi dell’attività (ragione sociale, indirizzo, partita IVA), i nominativi delle persone che lo hanno redatto, i nominativi di coloro che fanno parte della squadra di emergenza (addetti al primo soccorso e addetti all’antincendio nominati dal datore di lavoro), l’elenco delle attrezzature a disposizione dell’attività, una relazione sulla valutazione dei rischi e l’individuazione di tutte le misure ritenute opportune per migliorare la qualità della sicurezza. Si tratta di un documento obbligatorio, che dev’essere redatto entro e non oltre 90 giorni dall’avvio dell’attività e che può essere modificato e adeguato alla nuova realtà lavorativa in occasione di modifiche del processo produttivo e in caso di riorganizzazione del lavoro a seguito di infortuni lavorati-vi significativi.
Se da un lato l’evoluzione del concetto della valutazione dei rischi ha rappresentato un fattore di svolta, dall’altro lato la creazione di una struttura gerarchi-ca fatta di persone con determinati compiti e funzioni ha dato un’impronta ancora più solida all’intero sistema della prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro. E’ importante sottolineare l’importanza di alcune figure principali che compongono l’azienda e che devono avere un ruolo attivo e consapevole nell’attuazione della valutazione del rischio: a capo c’è la figura del Datore di lavoro, colui il quale è titolare del rapporto di lavoro e dotato di potere decisionale e di spesa; al suo fianco agisco-no il Dirigente ed il Preposto, con il primo pronto ad attuare le direttive del datore di lavoro e organizzare le mansioni del personale, mentre il secondo incaricato di sorvegliare i lavoratori affinché questi lavorino al meglio seguendo le norme di sicurezza stabilite; la presenza di un Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) nominato dal datore di lavoro, il quale insieme al datore di lavoro organizza il sistema di prevenzione aziendale individuando tutti i potenziali rischi e applicando le azioni volte a ridurli o eliminarli totalmente; la figura del Medico Competente (MC) nominato dal datore di lavoro, professionista in possesso di titoli e requisiti, specializzato in medicina del lavoro che effettua periodicamente le visite mediche (sorveglianza sanitaria); la figura degli Addetti al primo soccorso e degli Addetti all’antincendio, designati dal datore di lavoro e che andranno a comporre una squadra di emergenza, la cui presenza obbligatoria è stata istituita a seguito dell’introduzione della valutazione dei rischi; la figura del Rappresentante dei lavoratori per la Sicurezza (RLS), eletto tra i lavoratori per rappresentare tutti i lavoratori nell’ambito della sicurezza durante il lavoro, pronto a ricevere informazioni sui rischi aziendali e a fare da tramite tra i lavoratori ed il datore di lavoro nel caso in cui i primi abbiano la necessità di comunicare eventuali ano-malie aziendali al datore; infine la figura dei lavoratori, persone che indipendentemente dalla tipologia contrattuale svolgono un’attività lavorativa, con il solo fine di apprenderne un’arte, un mestiere, una professione.
Una corretta ed efficace organizzazione aziendale deve essere il risultato concertato di più azioni svolte da una molteplicità di soggetti, lavoratori compresi; in altri termini la sicurezza sul lavoro deve essere ritenuta a tutti gli effetti parte integrante dell’organizzazione aziendale, all’interno della quale le suddette figure professionali svolgono una serie di compiti ben precisi, con l’obiettivo di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Il concetto di prevenzione, da perseguire attraverso la continua formazione ed informazione dei lavoratori, necessita della costante presenza di un’organizzazione di base e presuppone l’impegno da parte di tutti, lavoratori compresi, questi ultimi destinati a dover cambiare approccio all’attività lavorativa con la consapevolezza di migliorarne le proprie condizioni. Ancora oggi, il binomio prevenzione – sicurezza è oggetto di discussione poiché non completamente garantito in molti ambienti di lavoro: la giurisprudenza, nel fissare il proprio fulcro sulla tutela della persona-lavoratore attraverso la costruzione di un sistema legale, non sempre raggiunge gli obbiettivi prefissati in chiave prevenzionistica; ed è in quest’ottica che il gap potrebbe essere ridotto da una maggiore collaborazione e “buon senso” da parte dei lavoratori. Bisognerebbe capire che il pericolo è sempre dietro l’angolo e modificare modalità comportamentali durante l’attività lavorativa, essere maggiormente rispettosi di quanto stabilito e indicato dall’azienda, usare i giusti strumenti di protezione, segnalare sempre qualsiasi tipo di anomalia e partecipare a corsi di formazione per essere sempre aggiornati.
Non si tratta di elevare il “buon senso” a sostitutivo delle leggi, semmai a correttivo per prevenire il rischio infortuni e perseguire con maggiore tenacia la logica di tutela dei lavoratori negli ambienti di lavoro.

A cura di Gianluca Altomare

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