L’incertezza delle elezioni 2018

Intercity Salvini sull’Alta Velocità del Nord e Frecciarossa Di Maio sulla lenta ferrovia del Sud.

Il 26 ottobre 2017 il Parlamento italiano approva il “Rosatellum bis” (legge n. 165/2017), un nuovo sistema di elezione dei parlamentari che prevede una formula elettorale di tipo misto: il 37% dei seggi (232 alla Camera e 116 al Senato) viene assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in altrettanti collegi uninominali: in ciascun colle-gio è eletto il candidato più votato, secondo il sistema noto come “uninominale secco”; il 61% dei seggi (rispettivamente 386 e 193) è ripartito proporzionalmente tra le coalizioni e le singole liste che abbiano superato la soglia di sbarramento nazionale del 3%; la ripartizione dei seggi è effettuata a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato; a tale scopo sono istituiti collegi plurinominali nei quali le liste si presentano sotto forma di listini bloccati di candidati; il 2% dei seggi (12 deputati e 6 senatori) è destinato al voto degli italiani residenti all’estero e viene assegnato con un sistema proporzionale.
Per il rinnovo del Parlamento, agli elettori, le coalizioni (o sin-gole liste) hanno proposto una serie di programmi facenti leva su aspetti economico-sociali ritenuti fonda-mentali per il futuro dell’Italia e degli italiani.
La coalizione di centrosinistra (PD, +Europa, Civica popolare, Insieme, SVP), ha messo in gioco delle proposte continuative all’attività esecutiva dei governi Renzi e Gentiloni: Lavoro di qualità, con l’introduzione del salario minimo a 9€ l’ora e un piano per la reindustrializzazione; Taglio tasse alle famiglie, investendo nel sostegno alla famiglie e nella semplificazione del fisco; Investire sull’Italia, con la banda larga, l’alta veloci-tà ferroviaria e i patti per il Sud; Società della conoscenza, con la riorganizzazione dei cicli di istruzione, l’istituzione di aree di priorità educativa e l’assunzione di 10mila ricercatori.
La coalizione di centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia-UDC) ha rispolverato le proposte della Flat tax e dell’abbattimento della pressione fiscale, attra-verso l’eliminazione dell’imposta di successione, di quella sulle donazioni, dell’imposta sulla prima casa e sul primo bollo; l’espatrio degli immigrati clandestini; l’azzeramento della riforma Fornero; l’abbattimento dei vincoli europei e il recupero della sovranità nazionale; Federalismo regionale e ampliamento delle autonomie locali.
Il Movimento 5 Stelle ha proposto un programma “per la qualità e la vita degli italiani”, che prevede in primis il discusso “Reddito di cittadinanza” per i disoccupati in cerca di lavoro e la riforma dei centri per l’impiego; poi i tagli agli sprechi e ai costi della politica mediante l’abolizione dei vitalizi e dei privilegi dei Parlamentari; la riduzione della pressione fiscale per le famiglie con l’esenzione totale per redditi fino a 10mila euro, la riduzione dell’Irpef e dell’Irap per piccole e medie imprese; il superamento della Legge Fornero; Lo stop al business dell’immigrazione, con un’opera diploma-tica di cooperazione internazionale e l’assunzione di 10mila unità per commissioni territoriali di valutazione dei requisiti minimi di asilo.
Dunque, il 4 marzo 2018 gli italiani sono stati chiamati a votare i propri rappresentanti: si sono recati alle urne quasi 34 milioni di aventi diritto, sancendo un’affluenza pari al 72,9%.
Esce vittoriosa la coalizione di centrodestra alla Camera dei Deputati, con un primato diffuso prevalentemente nel nord-Italia e risultato totale pari al 37,28% (Lega 17,6, Forza Italia 14, Fratelli d’Italia 4,3, Noi con l’Italia-UDC 1,3); segue il Movimento 5 Stelle, votato in larga misura nelle regioni del sud, con il risultato totale del 32,38%. Crollo totale del centro-sinistra che conquista una manciata di collegi uninominali e si attesta ad un appena 22,88% (PD 18,8, +Europa 2,56, Insieme 0,58, Civica Popolare 0,52, SVP 0,42). Sconfitta netta anche per gli scissionisti della sinistra, Liberi e Uguali, che si attesta-no poco sopra la soglia di sbarramento, conquistando il 3,36% dei consensi. Situazione del tutto analoga per quanto riguarda il Senato della Repubblica.
A conti fatti, nessuno è attualmente in grado di formare un go-verno e la diatriba tra vincitori e vinti è destinata a prolungarsi per ancora molto tempo. Ad ogni modo, pur essendo il primo partito, il Movimento 5 Stelle è arrivato secondo nelle preferenze degli italiani, mentre l’osannata vittoria del centrodestra altro non è che una vittoria non vittoria.
L’Italia ora è nelle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarel-la che ha affermato di non voler affidare il mandato esplorativo per la formazione del nuovo esecutivo a una forza politica che non presenti al Quirinale una quota di seggi pari al 51% sia per la Camera che per il Senato.
Il Movimento 5 Stelle apre, dunque, a tutti coloro i quali siano disposti a creare una maggioranza utile per il Paese, senza però voler cedere alcuna fetta del proprio esecutivo, pur avendo ricevuto solo un (quasi) terzo dei consensi. D’altra parte, il centrodestra a trazione salviniana non intende cedere la Presidenza del Consiglio al Movimento 5 Stelle, né alcune componenti della coalizione sembrerebbero voler sostenere un governo di larghe intese con il centrosinistra.
Il centrosinistra, invece, sembra orientato a rispettare la scelta degli elettori e siederà quasi sicuramente tra i banchi dell’opposizione, mentre il PD assiste alle dimissioni del suo Segretario Matteo Renzi e si prepara per una nuova era.
Il 23 marzo si riuniranno i due rami del Parlamento per eleg-gere i rispettivi Presidenti, comporre i gruppi parlamentari e proseguire con i componenti degli uffici di presidenza. Poi si avvieranno le consultazioni al Quirinale. Al Presidente della Repubblica non resta che appellarsi al “senso istituzionale dei partiti”, affinché trovino essi la giusta soluzione per il bene del Paese.
Un governo tecnico o un Gentiloni bis prendono quota all’orizzonte, ma a regnare ora è solo l’incertezza.

A cura di Christian Brutto

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