Svegliati Europa

Ogni giorno, in Sicilia e in altre regioni del Sud Italia, giungono centinaia di migranti, che pro-vengono dagli Stati dell‟Africa e del Medio O-riente in cerca di opportunità, minuscole op-portunità, che possano rendere la loro vita mi-gliore. Ogni giorno, donne, bambini, giovani e anziani s‟affidano al trafficante e criminale di turno, alle barche senza mèta pur di incrociare un destino meno crudele. Il 3 ottobre 2013 a Lampedusa è avvenuta un‟autentica tragedia. 366 migranti sono morti affogati nel mare di Lampedusa, a mezzo miglio dall‟Isola dei Co-nigli. Quasi 600 persone venivano trasporta-te da scafisti criminali su Barconi che possono ospitare meno di cento persone. Per gli immigrati l‟Italia rappresenta il porto dell‟Europa, ma per loro è solo una fermata, non punto di arrivo, ma di partenza. Una continua partenza carica di speranza. Pur-troppo però non sono liberi di andare da nessuna parte e sono costretti a fermarsi e ad occupare le località di sbarco. Lampedusa è un’isola di 6 mila abitanti. E’ normale che la questione dell‟immigrazione rappresenti un‟emergenza, in quanto sono 10 mila i profughi che giungono dal Sud del Mon-do. “Se si ripartiscono 10mila persone tra 507 milioni di europei di 28 Paesi, la cosa si può fa-re”. Queste sono le parole di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo. Ma L‟Italia non è in grado di far fronte all’emergenza im-migrati e chiede aiuto all‟Europa. Il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, è convinta che l’o-perazione straordinaria Mare nostrum, attivata
in questi giorni, non sia una risposta adeguata all’emergenza immigrazione nel Mediterraneo e lo ha detto il 24 ottobre incontrando a Bru-xelles il presidente del Parlamento europeo. “Stamattina la Guardia costiera italiana ha sal-vato 127 persone – ha detto – a largo di Lampe-dusa, stipate in un barcone che aveva passato indenne la barriera di ben cinque navi di ‘Mare nostrum’ e del San Marco”. Queste operazioni, ha proseguito “possono aiutare a limitare i naufragi, ma non possono evitarli”. L’Italia tro-va un forte alleato nel presidente nell’Europar-lamento che dice: “Lampedusa è diventata il simbolo della politica migratoria europea, che ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero. Questo non può più essere permesso. Lampe-dusa deve essere il punto di svolta nella politi-ca migratoria europea”. La direzione è quella di “sostenere i Paesi del Mediterraneo, nell’acco-glienza e nell’organizzare, una buona sistema-zione tra gli Stati membri”. “Questa – scandisce –
è la solidarietà europea, e questo è ciò che de-ve essere nella nostra agenda”. Nel 2002, in Italia è stata accolta la Legge Bossi-Fini, la quale prevede l‟immediata espulsione dal territorio dell‟extracomunitario – clandesti-no e l‟immediato accompagnamento alla fron-tiera da parte delle forze pubbliche. Questa norma non aiuta evidentemente né l‟Italia né il clandestino. In essa non vi è nessuno principio di solidarietà. Il problema non è stato risolto, non è stato placato o limitato, ma è stato i-gnorato, portando L‟Italia a diventare il Pae-se con il tasso di immigrati più alto del Conti-nente. Sarebbe giusto e umano aiutare il mi-grante non con la sola accoglienza, ma rico-noscerlo come essere umano e da tale ga-rantirgli la libertà di fuggire dalla guerra e dalla carestia presenti nella terra da cui pro-viene. Per la prima volta nella storia del Cristianesi-mo in Italia, il Nostro Papa Francesco, nei mesi scorsi, è giunto nell‟isola di Lampedusa con lo scopo di sensibilizzare la popolazione a non dimenticare le persone che ogni giorno muoiono in mare ed ad impedire che il feno-meno dell‟immigrazione continui a mietere vit-time. Ciò che serve a sanare il dramma è l‟emanazione di nuove norme europee che val-gano per tutti, senza più delegare il dramma al Paese di “prima accoglienza”. Come può salvarsi un uomo se gli viene nega-ta anche solo la SPERANZA?
mondo
Elisa Andrieri

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