Cento anni La dedica di una figlia alla mamma centenaria, la Prof.ssa Bricciola

Quanti sono cento anni? Molti, anche se la gran parte di essi è trascorsa nel novecento, il cosiddetto “secolo breve”. Nell‟anno della nascita, il 1924, scoppiava la Grande Guerra, piuttosto la grande ecatombe. I nostri compaesani di allora, che solo, al massimo, co-noscevano gli stretti confini, cioè il mercato di Rogliano, e che si erano spinti fino a Catanzaro “per farsi misura-re”, sono sbattuti in prima linea nella guerra di trincea, senza essere abituati ai grandi freddi alpini, a morire sull‟Isonzo, sul Piave, sull‟Ortegara, sul Pasubio, ecc. E ciò fino al ‟18. Per gli stenti e la fame, intanto, arrivava in Europa la grande pandemia della febbre “spagnola” a mietere altre vittime. Già si era avviata la massiccia emigrazione verso le A-meriche, che svuotò quasi del tutto i nostri paesini, la-sciandoli privi di forza lavoro e, peggio ancora, di pro-getti per il futuro. Dal 1922 al ‟45 il regime fascista con le sue grandi pro-messe: l‟impero, la quarta sponda, le magnifiche sorti progressive e le insopportabili realtà; la guerra D‟Africa (fatta con i gas nervini, da parte di un paese che fino a poco tempo prima, era stato irredento ed irredentista). Poi, la partecipazione al secondo conflitto mondiale e le sue conseguenze: la guerra civile, i bombardamenti da fuoco amico e nemico, la bomba atomica sul Giappo-ne. Infine la Repubblica e la Costituzione, per subito preci-pitare nell‟incubo della Guerra Fredda con il pensiero ossessivo della distruzione nucleare totale. Se non bastasse: la guerra del Vietnam; il ‟68 in cui le generazioni nuove sperarono si potesse cambiare il mondo, ma solo per un po‟. Subito dopo la strategia della tensione, le stragi, gli an-ni di piombo. Nel 1989 venne meno l‟Utopia Comunista con la cadu-ta del Muro. Questo, in breve, il Novecento. Un secolo in cui si sono fatti immensi progressi sociali, tecnologici, scientifici, quasi più che in tutti i secoli addietro. Volete che, vivendo in questo “secolo breve”, si sia po-tuta condurre una vita scialba o al massimo normale? Certamente no! I gravi fatti storici caddero sulle fami-glie e colpirono con grande fracasso. Intanto bisogna-va pur vivere. Fuori dagli accadimenti personali, occorre ricordare, nella vita di nostra madre: i lunghi anni di collegio dalle suore Canossiane per poter studiare, cosa permessale dalla permanenza del padre in America, impegnato nel duro lavoro di disboscamento per la costruzione della ferrovia Canadian Pacific; fu fra le primissime donne ad iscriversi all‟Istituto Commerciale, conseguendo il diplo-ma di Ragioniere; fu fra le primissime donne calabresi a laurearsi in Economia e Commercio nel 1939 alla regia Università di Roma; i lunghissimi anni trascorsi nell‟attività didattica in varie sedi di servizio e
nell‟insegnamento delle più varie discipline, passando da Vibo a Catanzaro, Cosenza, Napoli e infine Bologna, per poter consentire a noi di poter proseguire gli studi; infine, impossibile non ricordare le centinaia di ragazzi e giovani da lei aiutati privatamente nelle difficoltà del loro percor-so scolastico. Molti della nostra generazione ed alcuni dei suoi alunni ancora ricordano la sua severità, e non dimenticano quanto il suo aiuto sia stato utile. Cento anni. Di chi il merito di questo traguardo? Del corredo genetico, infatti, a suo tempo, il nonno fu il più vecchio di Figline ed il padre fra i più vecchi; della vo-lontà di vivere, benché, come i suoi avi, manifesti sempre la volontà di morire; delle cure a lei prestate, sia mediche, sia chirurgiche, da parte dei vari medici che l‟hanno avuta in cura per i diversi acciacchi degli ultimi anni, ai quali va il nostro ringraziamento, e segnatamente alla dott.ssa Piera Cundari, suo medico curante, coadiuvata dai dottori far-macisti Nino e Micciulli; dell‟assistenza a lei prestata dal personale che ha validamente coadiuvato noi figlie nella gestione e cura della persona. Ringraziamo, infine, tutti coloro i quali, nel corso della vita della nostra centenaria, o nella ricorrenza appena trascor-sa, hanno avuto un ruolo e un pensiero per lei.

Teresa (Nuccia) Calendino

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