4 AMICI AL BAR In 17 a firmare le dimissioni dal notaio. Si va verso il Partito della Nazione?

“Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…“, cosi cantava Gino Paoli nel lontano 1991, ponendo sarcasticamente l’accento sulla voglia di rivalsa da parte delle giovani generazioni che si scontra, in seguito, davanti al muro reale della vita. Direte voi “che ci azzecca su quanto successo a Cosenza e a Mario Occhiuto?” È noto a tutti il ribaltone subito dall’Amministrazione Occhiuto di Cosenza, decaduta sabato 6 febbraio c.a., per mano degli ormai famosi 17 consiglieri, i quali hanno presentato davanti al notaio Anna Muto le lettere di dimissioni a quattro mesi dalle elezioni amministrative della città Bruzia. Anche e soprattutto grazie all’apporto di tre consiglieri di maggioranza eletti nel 2011 nel centrodestra (tra cui il presidente del consiglio comunale, Morrone junior), Paolini, Ambroggio (leader dell‟opposizione) e soci, hanno potuto gridare al successo. Dopodiché si è dato il via a tutta la procedura prevista dalla legge, con il prefetto di Cosenza che ha nominato un commissario con il compito di traghettare la città fino alle prossime elezioni in programma presumibilmente per giugno. Ma facciamo chiarezza. L’esondazione politica in città nasce dai “temporali” che hanno imperversato da Roma a Cosenza e hanno portato all’accordo tra Adamo, Guccione, Gentile e Morrone, i nostri 4 amici al bar che volevano semplicemente cambiare sindaco, che inevitabilmente hanno portato al naufragio di Occhiuto. Nella settimana che ha preceduto il ribaltone, spiccava la scelta del Pd di ufficializzare le primarie per selezionare il prossimo candidato a sindaco (ci torniamo fra poco) e la volontà delle opposizioni di incunearsi negli ormai quasi nulli equilibri di una maggioranza ormai disgregata. Dunque, la “settimana nera occhiutania” era un esito abbondantemente preventivato. Tornando alle primarie del Pd, erano previste per il 6 marzo e ad indirle era stato il segretario provinciale del partito. Ma il diktat di Renzi ha fatto sì che Cosenza fosse l’unica città in ambito nazionale in cui non si sarebbero tenute le primarie, e dove il candidato sarebbe stato calato dall’alto, come un qualcosa di divino. Il prescelto è il manager dei vip, Lucio Presta (candidatosi inizialmente fuori dai partiti), il quale non voleva proprio saperne di gareggiare alle primarie. Questa mossa ha causato forti turbolenze nel partito e immediatamente fuori, che hanno portato Paolini (che era certo di poter concorrere alla candidatura), a defilarsi e molto probabilmente a concorrere per sé, magari supportato dai Gentile. Occhiuto dal canto suo, oltre a lasciare la poltrona di Sindaco, ha dovuto abbandonare anche quella di Presidente della Provincia, esclamando: «Hanno vinto i metodi dell’intrallazzo, degli intrighi di palazzo», e promettendo battaglia elettorale per tornare a governare sulla città dei 7 colli coadiuvato da numerose liste civiche. Peraltro, se dovesse riuscire a sconfiggere i suoi avversari, Occhiuto si candiderebbe, a tutti gli effetti, al ruolo di anti-Oliverio e di potenziale leader del centrodestra calabrese. E i nostri quattro amici? Guccione tace soddisfatto; i Gentile, oltre a sistemare la prole (mentre “il cinghiale”, Antonio, è tornato sottosegretario del governo Renzi dopo il fattaccio de L’ora della Calabria), sulla città bruzia aspettano ancora di posizionarsi; Adamo sornione attende i responsi dei giudici sulle indagini che lo riguardano; Morrone ha abbandonato Forza Italia. Resta il popolo cosentino, pro o contro Occhiuto, che alle prossime elezioni sarà chiamato ad un’impresa ardua: prevalere su uno schieramento che, al netto di posizionamenti e distinguo ormai solo di facciata, ha tutte le sembianze del Partito della Nazione in salsa bruzia. I 4 amici al bar…

Il direttore: Gianmarco Andrieri

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